Essere consapevolmente nel corpo – 1a parte

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Siamo provvisti di un corpo, ma starci dentro non è automatico come potrebbe sembrare…

Con l’avanzare della civilizzazione il contatto col corpo si è perduto.

Siamo diventati talmente cerebrali, mentali,  che non sappiamo nemmeno più che cosa veramente significhi “abitare” il corpo. Tutto accade attraverso il pensiero, e la conseguenza è che tocchiamo e veniamo toccati sempre e solo dalla mente. Per questa ragione  quanto viene percepito non è mai abbastanza e si ricercano esperienze sempre più forti ed estreme.

Senza l’ancoraggio al corpo,  la mente è sempre più preda di insanità e  aberrazioni di ogni sorta, non ci sono più limiti. La conseguenza di tutto ciò è una vita che si svolge tutta “fuori” di noi, perché  la direzione per l’interiore, la strada che conduce al centro, è perduta. Tutto si fa per l’apparenza, per l’immagine. Il corpo viene trattato alla stregua di un bell’animale a cui si chiedono prestazioni per far contento il padrone:  quella mente piccola che sa fare i calcoli.

Se nessuno è  “dentro” abbracciarsi, toccarsi, incontrarsi … risultano soltanto simulacri di gesti che restano vuoti, incapaci di trasmettere qualcosa di vero. Si cerca perciò di ovviare all’assenza di qualità con una maggiore quantità di stimoli e occasioni, strategia che però non porta mai a vero appagamento. Se non siamo nel corpo non possiamo mai rilassarci veramente, e tutti i gesti compiuti dal corpo vuoto sono inefficaci: il sonno non ci riposa, il cibo non nutre e non soddisfa, e  anche il sesso, svilito a sterile rituale meccanico, è agito  dalla testa.

Ricollegarsi al corpo per ritrovare le radici

La mente è piena di tensioni, e il corpo, anch’esso “pensato”, è invaso dalle tensioni della mente. Senza il contatto col corpo la mente perde le sue radici, perde la strada per trovare risposte connesse con la realtà della persona. Possiamo vedere che ai nostri giorni la mente è sempre più confusa, schiacciata dalla responsabilità di farsi carico della nostra intera vita, quando non è  predisposta per questo.

Il ruolo della mente sarebbe di servitore, ma si sa, quando il padrone dorme, i servitori ne prendono facilmente il posto … Sollecitata da oneri troppo grandi che non le competono, la mente si identifica con il contenuto dei pensieri, e con la reazione a tutto questo – emozioni, sentimenti, percezioni, sensazioni … è sopraffatta dall’eccesso di stimoli, va in tilt, non distingue più tra realtà e fantasia. Ed ecco il dilagare di azioni violente e distruttive, come il copione di innumerevoli film e viodeogiochi che abitualmente scorrono davanti ai nostri occhi.

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Il corpo potrebbe riportare la mente in contatto col momento presente e così aiutarla a   ridimensionare  le  paure che vengono originate dal suo vagare senza freni in ogni direzione, lontano dal qui e ora. Una cosa così semplice e naturale – ritornare al corpo – ma come fare?

I Maestri ci spiegano che le tensioni sono solo gli strati più esterni del nostro essere. Proprio come l’occhio del ciclone, il nostro centro profondo rimane tranquillo, intoccato da tutto ciò che accade alla periferia. Ed è solo dal centro che  il collegamento con lo Spirito – ciò che è più grande – può essere sperimentato. Nei livelli superiori, quello del centro e quello dello Spirito, non c’è sforzo, tensione,  così come  scarsità e fatica, ma armonia che fluisce senza limiti. Così vivere all’esterno di noi stessi ci mantiene nello sforzo e nella fatica di ciò che è falso e illusorio.

Amare il corpo per collegarsi al Tutto

Amare il corpo, rispettarlo e onorarlo come il tempio che contiene lo Spirito e ci permette di fare esperienza dell’esistenza, è il modo di ritrovare la strada per tornare a casa dentro di noi.

La tradizione buddista sottolinea che per non essere trascinati via dalla corrente turbinosa dei pensieri dobbiamo essere in grado di stare pienamente nel corpo e mantenere sempre una parte di  attenzione nella percezione interiore del corpo.

Quando non siamo nel corpo, la mente prende facilmente il sopravvento, la consapevolezza viene catturata e rimane intrappolata nell’avvicendarsi compulsivo dei pensieri. Allora la mente ci cattura e ci porta lontani dal corpo e dalla nostra interiorità. In quei momenti siamo come tagliati fuori, scollegati dal flusso dell’esistenza.

La consapevolezza corporea è l’àncora che ci tiene nel presente. Attraverso il corpo siamo in connessione con tutti i livelli dell’esistenza. In particolare la nostra connessione con il Tutto, con il Divino, può essere percepita in ogni istante nella vibrazione vitale del campo energetico interiore del corpo. Così quanto sentiamo il corpo da dentro siamo anche in connessione con il Potere Superiore di cui facciamo parte, siamo uniti.

Per riconnetterci al Tutto dobbiamo recuperare la consapevolezza che è rimasta incastrata nella rete degli schemi mentali che ci portano via dal momento. Un modo di farlo è semplicemente lasciare andare i pensieri, riportare l’attenzione al corpo e riconnetterci con il sentire interno del corpo. Lì nel suo campo energetico, ci riuniamo a tutte le cose e alla Sorgente stessa che ha dato vita a tutto ciò che esiste.

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Abitare pienamente il corpo, in pratica

Per facilitare il contatto con la percezione interna del corpo, può essere d’aiuto focalizzarsi per prima cosa sulla respirazione. Chiudi gli occhi e per qualche minuto segui il respiro per trovare il contatto con il corpo interiore: nell’inspirazione senti l’addome espandersi, nell’espirazione senti che si sgonfia e si contrae leggermente.

I. Immagina una luce o una sostanza luminosa che ti circonda come un mare di consapevolezza. Respira nella luce… nell’inspirazione portala dentro, così che riempiendo tutto il corpo lo renda luminoso... Poi lascia andare l’immagine e gradualmente lascia che l’attenzione si focalizzi solo sulle sensazioni; in questo modo ti troverai in contatto col presente e con la percezione interna del corpo.

All’inizio è più facile ritrovare la connessione con il corpo con gli occhi chiusi. Una volta riconosciuto questo spazio diventerà ben presto facile e naturale mantenerlo anche a occhi aperti. Porta l’attenzione all’interno del corpo, sentine le varie parti: com’è sentire da dentro le mani, le braccia, la testa, il torace, l’addome, le gambe, i piedi? Prenditi il tempo per esplorare le sensazioni presenti nelle diverse parti

Nota se senti il corpo vivo e pulsante, se riesci ad avvertire quel sottile campo di energia che pervade ogni cosa, fa vibrare le tue cellule e ogni cellula del vivente. Continuando a rimanere in questo contatto, riesci a percepire tutte le parti del corpo come un unico campo di energia? È come se il tuo corpo diventasse più luminoso, ma mantieni l’attenzione prevalentemente sulla percezione.

II. Allenati a mantenere sempre presente questa attenzione, in modo rilassato e naturale, come parte della tua quotidianità. Se è troppo difficile percepire l’interno del corpo nella sua interezza, resta in contatto con la sensazione interna di una sola parte, a scelta: una mano, un piede, o un dito … Questo ci permette di mantenere il contatto con il corpo, e perciò con il presente e con la possibilità di esercitare la consapevolezza. Sperimenta com’è per te.

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Essere nel corpo nel quotidiano

Per ritrovare la nostra capacità di abitare veramente il corpo, e smettere la nostra abitudine di vivere al fuori di esso, iniziamo dalle cose semplici. Scegliamo consapevolmente di occuparci di una cosa per volta, diamo al nostro fare un ritmo rilassato, rilassiamo i gesti, in modo da renderli il più possibile presenti, stiamo nel sentire, rallentiamo, in modo da  portare consapevolezza a come si generano le nostre reazioni al momento – cosa ci aiuta a stare in contatto col corpo e cosa ci stimola ad andare via.

E’ importante sostituire i giudizi che si potrebbe manifestare  con la curiosità di riconoscere cosa accade in noi.

Possiamo esercitare la nostra osservazione consapevole  proprio nella presenza alle nostre consuetudini quotidiane: camminare, mangiare, andare a fare la spesa, riordinare la casa, lavorare… Rallentiamo in modo che sia più facile essere presenti ai nostri sensi, e a ciò che accade internamente, invitiamo la qualità del rilassamento nel nostro fare.

Se ci applichiamo per fare in modo che il corpo recuperi il rilassamento, questo si trasmetterà alla mente, che a sua volta ritroverà la sua capacità di rilassarsi. Questo feed back  benefico continuerà a rimbalzare dal corpo alla mente, e viceversa, generando un’espansione progressiva di riarmonizzazione e benessere a tanti livelli diversi. Si potrà recuperare la distanza necessaria per  osservare ed essere rilassati anche con le emozioni, ci sarà più spazio per la fiducia nell’esistenza e in noi stessi.

FONTI

rielaborazione da  Annalisa Faliva: Invito al benessere, ed Urra