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Lo Stress e i suoi Effetti

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Difficile oggigiorno scampare allo stress, uno stato che possiamo intendere come un sovraccarico di stimoli.  Pare  proprio che la maggior parte di noi non possa esimersi dal  doversi districare fra compiti diversi che richiedono competenze diverse e spesso in conflitto fra di loro, e pur impegnandosi al massimo  realizzi  che non riesce a far tutto.

Questo stato di cose non è più solo appannaggio dei managers e dirigenti, com’era un tempo, ma è la realtà  anche delle persone comuni. L’esempio più ovvio di una condizione  molto diffusa, è quello di una madre  che lavori a tempo pieno con un bambino piccolo da crescere, la casa e il matrimonio da mandare avanti. In mancanza di aiuto esterno, la vita di questa donna è sicuramente una corsa contro il tempo, cercando di stare dietro a tutto e di soddisfare contemporaneamente esigenze diverse in contrasto fra loro.

Cos’è lo Stress?

Ma cerchiamo di comprendere meglio cosa sia lo stress, spesso infatti il termine viene usato in modo improprio, anche  come sinonimo di malessere psicologico o di ansia.  Lo stress è in realtà qualcosa di  ben preciso. Si tratta di una reazione cosiddetta di sopravvivenza  ad una situazione avvertita come minacciosa dal sistema mente-corpo. Si tratti di un pericolo reale o immaginato, possiamo affermare che in quel momento le richieste dell’ambiente e della vita superano le capacità di adattamento e  quindi di risposta della persona. E come mai ci sono persone che lo sopportano bene, e questo si definisce resilienza emotiva,  e altre che collassano?

Tratto da  Annalisa Faliva – Invito al Benessere

La parola “stress”, termine inglese che significa “sforzo”, è diventata molto popolare nel linguaggio di tutti i giorni, specie in questi ultimi anni. Si tratta di una reazione emozionale intensa a eventi o a esperienze che ci sottopongono a forti sollecitazioni. Lo stress fa parte delle sfide dell’esistenza: un esame, un trasloco, la perdita di una persona cara, il divorzio, un cambiamento, un forte spavento, gli impegni gravosi di tutti i giorni, il matrimonio, la nascita di un figlio ecc.

Claude Bernard, fisiologo dell’Ottocento, osservò che le persone più in salute erano quelle che nelle varie vicende della vita erano in grado di conservare un equilibrio quasi costante nei valori del funzionamento corporeo: pressione del sangue, livelli di ossigeno, livelli ormonali regolari ed equilibrati.

Alla fine degli anni Venti del secolo scorso, il fisiologo Walter Cannon nei suoi studi sullo stress scoprì che paura, rabbia, dolore, incidenti, mancanza d’aria o intense situazioni emozionali provocano reazioni di ampio raggio nel corpo e mettono in azione il meccanismo di sopravvivenza di “lotta o fuga”. Quando si attiva questa risposta, potenti ormoni, come adrenalina e noradrenalina, vengono rilasciati nell’organismo.

Queste sostanze provocano una serie di reazioni che preparano il corpo a reagire prontamente al pericolo: la circolazione accelera e richiama più ossigeno e più zuccheri nel sangue; il sangue può coagulare più velocemente, la digestione viene temporaneamente arrestata, il respiro è accelerato, i muscoli tesi e pronti a scattare, tutti i sensi sono più acuti. Tutto il corpo viene energizzato, pronto per lottare o fuggire. Il corpo è arrivato a creare questa risposta naturale di sopravvivenza per superare al meglio le emergenze; ma non è previsto che queste situazioni si debbano affrontare abitualmente.

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La sindrome da Stress   

Non tutto lo stress è negativo per l’organismo: è stato scoperto che una certa dose di stress può spingere l’individuo a migliorare le sue prestazioni e che per crescere abbiamo bisogno di sfide. Naturalmente il livello di stress percepito come “motivante” e non minaccioso varia da persona a persona.

Anche circostanze piacevoli che scatenano emozioni intense possono provocare stress, chiamato in questo caso “eustress”, mentre “distress” è il termine per definire i danni dello stress da dolore o eccessivo impegno. Dobbiamo queste precisazioni agli studi del fisiologo canadese Hans Selye, il primo a definire il concetto di sindrome da stress. Negli anni Cinquanta del secolo scorso, le sue ricerche lo portarono a definire la teoria della “Sindrome Generale di Adattamento”  (che  possiamo considerare il fondamento della medicina psicosomatica) per descrivere lo sforzo del corpo di adattarsi allo stress.

Sottoposto alle sollecitazioni della tensione, il corpo reagisce con un primo livello di allarme che mobilita risorse per riportare l’organismo al suo normale equilibrio. Se la tensione persiste, si passa al secondo stadio, la resistenza, in cui tutte le risorse disponibili vengono utilizzate per combattere gli effetti dello stress. Quando le risorse vengono esaurite, l’organismo scivola nel terzo stadio, quello dell’esaurimento.

È di Selye la scoperta che gli ormoni secreti per attivare la risposta allo stress a lungo andare indeboliscono il sistema immunitario. Che le circostanze siano positive o negative, quando si vive abitualmente nello stress si può arrivare a sviluppare malattie che ne sono la diretta conseguenza. La regione lombare e il collo, due zone che lo stress predilige, possono presentare problemi e sintomatologie dolorose, così come testa, stomaco, intestino.

Cambiando le epoche e le realtà che l’essere umano deve affrontare, anche il contesto in cui lo stress si manifesta è molto cambiato. Il nostro organismo si è evoluto in modo da reagire a situazioni di stress originariamente legate alla pura sopravvivenza. Il vero stress era nei tempi antichi fuggire dalle fauci di belve selvagge, catturare le prede per mangiare, lottare per la propria vita contro nemici e avversità, reagire ai disastri ambientali con un adattamento intelligente. Il meccanismo di “lotta o fuga” era lo schema essenziale che caratterizzava la nostra vita ed era regolato dall’istinto: attaccare o fuggire a seconda delle possibilità di sopravvivenza.

Lo Stress dei giorni nostri

Oggi, nel mondo moderno non siamo più alle prese con quel livello di sopravvivenza, ma dobbiamo trovare comunque il nostro modo di affrontare difficoltà e prove che potrebbero mettere a rischio il nostro equilibrio psicofisico, e allo stesso tempo farcela a mettere insieme il pranzo e la cena. Non abbiamo più a che fare con un pericolo così facilmente individuabile come le bestie feroci di un tempo. Ora siamo esposti a pericoli e aggressioni di altra natura: la giungla del traffico e della città, gli scontri con il capoufficio o con il coniuge, la rivalità con i colleghi di lavoro, l’insicurezza, che generando ansia può farci vivere le normali situazioni di lavoro o le relazioni in uno stato di pericolo incombente, il condizionamento sociale a essere sempre vincenti e desiderabili.

Si attivano i processi cognitivi legati all’elaborazione delle informazioni a inibire quelle risposte spontanee che potrebbe permetterci il rilascio dello stress, ed è stato dimostrato che le emozioni passive come la repressione della collera, l’angoscia e la frustrazione, causano una secrezione ancora maggiore di ormoni immuno depressori.

Il sistema simpatico ha comunque preparato l’organismo per reagire, il cuore si è messo a battere più veloce per far affluire il sangue ai muscoli e renderli pronti a scattare, il cervello ha messo in circolo adrenalina, cortisolo e dopamina per consentire una reazione pronta e veloce. Ma normalmente oggi non c’è una vera lotta fisica da ingaggiare o una reale possibilità di scappare correndo via che ci permettano di scaricare tutte queste sostanze.

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Lo Stress cronico e i suoi effetti

Ecco che lo stress diventa cronico, le fasi di rigenerazione e di riposo troppo brevi per ristabilire l’equilibrio. La continua tensione produce tossine, peggiora la nostra risposta al dolore e indebolisce il sistema immunitario, già così provato dall’inquinamento in cui viviamo. Lo stress cronico provoca un’attivazione emozionale prolungata con relativa risposta psico-biologica di allarme e ipertonia. Selye ha evidenziato che è proprio questo tipo di stress quello che danneggia maggiormente il sistema corpo/mente.

Recenti studi sull’argomento affermano che l’80% dei malesseri e delle malattie è causato dallo stress. Di fronte alle sfide dell’esistenza ci sono persone che reagiscono bene, restano calme, sentono di avere le risorse necessarie per dare risposte adeguate, oppure si accettano come sono; altre invece, sentendosi inadeguate e giudicandosi, sviluppano risposte di stress anche di fronte a piccole sollecitazioni.

Gli studi dello psicologo Richard Lazarus evidenziano che sono le valutazioni cognitive, il modo in cui la persona interpreta le situazioni, a influire sul modo di gestire lo stress. Anche Selye sottolinea che non è tanto importante quello che ci accade, quanto il modo in cui noi reagiamo. Ciò che fa la differenza è la mente, quello che la mente ci racconta: non quello che siamo, ma quello che pensiamo di essere. Le nostre convinzioni negative sono alla base di quella visione limitata di noi stessi e del mondo che ci conduce a reagire con paura, a preoccuparci di ogni cosa, a temere per il futuro.

Ricordiamo che in ogni caso ciò che produce più tossine in assoluto per l’organismo sono i nostri pensieri. Lo stress è aumentato esponenzialmente con l’alienazione dei tempi moderni che ci ha allontanato sempre di più dalla natura e dalla percezione della nostra essenza spirituale. Vivendo in una società di massa in cui ogni individuo è un mondo a sé isolato dagli altri esseri, separato dalla propria anima e sconnesso dalla sorgente divina a cui tutto l’esistente appartiene, l’uomo moderno è esposto a stress di ogni tipo perché privo di un centro interiore e incapace di abbandono e fiducia nell’esistenza.

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Come imparare a rispondere allo Stress

Suzanne C. Kobasa, psicologa dell’Università di New York, studiando gli individui che rispondono meglio allo stress ha messo a punto una specie di addestramento. Questo cambiamento del livello di attenzione è utile per chi si ritrova a essere troppo vulnerabile allo stress, così da correggere la propria attitudine. Si inizia con il diventare consapevoli di quali sensazioni sono presenti nel corpo: per esempio tensione alla testa, o nodo allo stomaco ecc. Si passa poi a individuare i fenomeni che innescano quella particolare reazione: si tratta di rabbia, paura, o timore di non farcela ecc.?

Guardare un po’ più in profondità e interrogarsi sulle cause e sugli effetti delle proprie sensazioni ci consente una miglior comprensione di quanto avviene nell’organismo e permette di riavvicinarsi al corpo. Le persone vengono invitate a fermarsi un momento e a notare come e quando è peggiorata la risposta corporea. Poi la Dott. Kobasa  consiglia di considerare attentamente la situazione e notare gli elementi positivi che sono presenti (come dirci: “Sarebbe potuta andare anche peggio…”).

Se, nonostante il cambiamento di prospettiva, il problema persiste si raccomanda di fare delle “auto valorizzazioni compensatorie”: sostenere l’autostima e l’amore per se stessi spostando l’attenzione verso qualcosa che si è in grado di controllare e che migliora la qualità della propria vita. È come dire: “Fa’ un passo indietro e ricorda chi sei e ciò che è veramente importante per te”.

Espandere la capacità di rilassarsi e di essere in contatto con il proprio centro è la risposta allo stress. Se la vita stimola la nostra crescita con situazioni difficili, possiamo imparare a mantenere l’equilibrio interiore e la leggerezza anche mentre ci stiamo impegnando al massimo.

L’approfondimento della meditazione, dell’Autoipnosi, delle tecniche psicocorporee come IpnosiEFT ed EFT-i, di tutte le tecniche che facilitano il rilassamento, la consapevolezza e la percezione di appartenenza a una dimensione superiore, può portare grande beneficio a tutti quelli che tendono a vivere in tensione, pensare troppo ed essere sconnessi dal corpo.

Continua  prossimamente con “Come gestire lo Stress”


Fonti:

Selye H., Stress senza paura, Rizzoli, Milano 1976

Annalisa Faliva  Invito al Benessere, Urra, Milano 2008