La Chiave del Cambiamento / 3a parte

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Smettere di giudicarci, aprire il cuore per accoglierci e amarci così come siamo, trattare noi stessi con rispetto e darci sostegno in ogni caso, a prescindere dalle perfomances più o meno vincenti…

riuscire a imboccare questo orientamento senza per questo cadere nell’autocommiserazione e nell’autoesaltazione narcisistica, beh… rappresenta davvero un’inversione di tendenza che possiamo definire epocale. Scegliere questa via e riuscire ad aprire il cuore per noi stessi è qualcosa di talmente straordinario da confermare che l’avvento di una Nuova Era è veramente vicino…

Prendersi cura delle emozioni

Se smettiamo di giudicarci e di sforzarci di essere quello che non siamo, scopriamo che il nostro bisogno più immediato è prenderci cura delle emozioni. Siamo così spesso alle prese con emozioni che ci mettono in difficoltà e che tentiamo di soffocare perché semplicemente non sappiamo cosa farne: essere arrabbiati e reprimere questa energia perché è inaccettabile; aver bisogno di piangere e non farlo perché lo reputiamo una debolezza inopportuna; essere triste e non volerlo sentire o mostrare perché tanto cosa cambia… sono solo alcuni esempi di come ci comportiamo abitualmente.

Non pensiamo al fatto che stiamo creando squilibrio dentro di noi bloccando il fluire delle emozioni e trattenendo così sostanze che avrebbero bisogno di essere smaltite e liberate. La correlazione tra emozioni e sistema immunitario, tra emozioni, malattia e benessere è ormai ampiamente documentata.

Il benessere psicofisico è infatti direttamente collegato alle sostanze che si liberano nel corpo/mente a seconda delle emozioni che proviamo: endorfine, serotonina, adrenalina, dopamina ecc. sono sostanze naturali potenti come droghe che hanno un forte impatto sul nostro equilibrio psicofisico.

Ci piace provare le emozioni piacevoli ma abbiamo una vera avversione per le quelle cosiddette negative. In realtà le emozioni in sé sono tutte parti naturali della psiche umana, e se le proviamo è perché ne abbiamo bisogno.

L’Occidente definisce distruttive le emozioni che danneggiano chi le prova e/o gli altri; la tradizione buddista opera una distinzione più sottile e considera distruttiva ogni emozione che disturba la calma della mente. Può essere molto proficuo capire meglio quanto c’è di distruttivo e perturbante nelle emozioni e imparare a gestirle meglio. Quello che non ci piace è che ci catturano e per un certo tempo ci tengono in ostaggio, così spesso nella sofferenza.

Gli stati emozionali sono stati alterati di coscienza, vere e proprie trance. Quando siamo preda di un’emozione, nessun’altra informazione può entrare nel sistema. Per un certo tempo vediamo tutto attraverso le lenti deformanti dello stato d’animo che l’emozione crea e ogni cosa viene interpretata in modo da suffragare quanto stiamo provando.

Mentre questo accade è molto difficile riuscire a liberarsi. Visto che il processo emotivo è intenso, noi tendiamo a identificarci: pensiamo che tutto ciò che è così forte debba necessariamente essere vero. In realtà proviamo emozioni per le particolari caratteristiche del veicolo corpo/mente che abbiamo in dotazione.

Cosa sono le emozioni?

L’emozione dal latino e-movere (muovere verso l’esterno), è un insieme di risposte neurali e chimiche che riguardano l’organismo. Ogni emozione, tramite l’ipotalamo, produce un insieme di sostanze chimiche, i neuropeptidi, catene di amminoacidi fatte di proteine. Possiamo immaginare l’ipotalamo come una piccola fabbrica che produce le sostanze chimiche che corrispondono alle emozioni che stiamo provando in quel momento.

Ogni emozione ha una sostanza chimica a essa associata ed è l’assorbimento di queste sostanze nel corpo attraverso le cellule a dare origine alla sensazione che ci porta a identificare e dare un nome-etichetta a ciò che stiamo provando: rabbia, gioia, amore ecc.

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 Qual è il compito delle emozioni?

Compito delle emozioni è attivare una reazione specifica verso un stimolo induttore, interno o esterno, e in questo modo regolare l’ambiente interno così da preparare l’organismo a dare la risposta adeguata alla situazione. Le ricerche di Gray (psichiatra) e LaViolette (teorico dei sistemi) ci inducono a credere che le informazioni delle esperienze siano registrate dal cervello non come i segmenti di un computer, ma come onde neuroelettriche in cui le differenti frequenze sono correlate con analoghe sfumature delle emozioni.

Possiamo pensare alle sfumature emotive come codici per le esperienze archiviate nella memoria. Oltre che innescare le risposte più adeguate per reagire agli stimoli, le emozioni servono quindi a guidare il cervello a trovare i ricordi  giusti in relazione alle diverse situazioni, rafforzando parti della memoria a lungo termine. Possiamo considerare le emozioni risposte automatiche orientate alla protezione della vita, è soltanto la nostra gestione che può renderle positive o distruttive.

La cultura occidentale dai tempi di Cartesio ha affermato una separazione tra pensiero e emozione, tra mente e corpo, ma ciò non è suffragato dalle recenti scoperte della neuroscienza. Quello che emerge è che il cervello non distingue chiaramente tra pensiero ed emozione.

Cervello ed emozioni

Ogni zona del cervello che ha compiti legati alle emozioni è infatti allo stesso tempo anche in rapporto a qualche aspetto cognitivo. Così i circuiti di pensiero ed emozione risultano strettamente intrecciati, proprio come la tradizione orientale asserisce da sempre.

A ogni variazione dello stato fisiologico corrisponde una variazione dello stato mentale emotivo, conscio o inconscio. Allo stesso modo, ogni variazione dello stato emotivo è accompagnata da una modificazione dello stato fisiologico. Il regolatore di questo processo è il sistema limbico; in particolare l’amigdala e l’ipotalamo svolgono un ruolo rilevante nella gestione delle emozioni e delle memorie.

Nel sistema limbico, le informazioni chimiche derivanti dai neuroni e dal sangue si collegano agli impulsi nervosi elettrici nel cervello. Il sistema limbico è quindi il luogo in cui avviene il reale incontro tra corpo e processi mentali (consci e inconsci) dal quale trovano origine le emozioni.

Psico-neuro-endocrino-immunologia (PNEI)

La psico-neuro-endocrino-immunologia (PNEI) è la nuova scienza che studia le relazioni tra il sistema nervoso, il sistema endocrino, il sistema immunitario e il comportamento. Ciò che stiamo scoprendo, con alcune migliaia di anni di ritardo rispetto all’Oriente, è che l’organismo è un’unità di parti in continua comunicazione e con un linguaggio comune.

È degli anni Settanta del secolo scorso la fondamentale scoperta di quelle piccole molecole generalmente prodotte dal cervello chiamate neurotrasmettitori. Come dice il nome, i neurotrasmettitori sono sostanze chimiche capaci di trasmettere gli impulsi nervosi. Agiscono nel corpo come molecole di comunicazione, permettendo ai neuroni del cervello di parlare al resto del corpo.

I neurotrasmettitori si possono definire come i podisti che dal cervello corrono a tutti i nostri organi, e viceversa, per comunicare pensieri, emozioni, ricordi, desideri, intuizioni, sogni. Nessuno di questi stati è strettamente mentale e resta confinato nel cervello, dato che ognuno di essi viene codificato in messaggi chimici che coinvolgono tutto l’organismo.

Ogni volta che formuliamo un pensiero, si mettono in moto i neurotrasmettitori; senza di essi, i pensieri non possono esistere; pensare significa quindi far funzionare la chimica cerebrale, mettendo in moto una cascata di risposte in tutto il corpo.

La PNEI organizza le più recenti scoperte scientifiche che dimostrano come il cervello, le ghiandole endocrine, il sistema immunitario e in sostanza l’intero organismo siano integrati in uno straordinario sistema coordinato dall’azione delle molecole che trasmettono i messaggi modulati dalle emozioni.

Queste scoperte – che ridimensionano il ruolo del cervello, impropriamente creduto fino a qualche anno fa motore di tutto e sede della coscienza – hanno introdotto una rivoluzione scientifica con enormi ripercussioni sul modo in cui vengono affrontati i problemi legati alla salute e alla malattia.

La scienza ufficiale è per lo più ancora ferma alla visione cartesiana che separa la mente dal corpo ed è dominata dalla metodologia riduzionistica che tenta di interpretare la realtà dividendola in frammenti sempre più piccoli. Solo da qualche anno si sta cominciando a riconoscere la necessità di un nuovo modo di portare avanti la ricerca scientifica.

Si viene precisando sempre di più la connessione tra pensiero ed espressione fisiologica attraverso le emozioni e più precisamente attraverso le molecole delle emozioni, i neuropeptidi, nuovi tipi di neurotrasmettitori scoperti solo negli anni Ottanta.

Processi razionali e non razionali: i neuropeptidi

Le emozioni sono il ponte che permette ai processi razionali di interagire con quelli non razionali delle strutture subcorticali. I neuropeptidi e i loro recettori, cioè le basi biochimiche delle emozioni, sono i messaggeri che trasportano le informazioni che collegano tra loro i grandi sistemi dell’organismo (nervoso, ormonale e immunitario) per formare una sola unità integrata.

I neuropeptidi vengono considerate molecole psichiche, perché non veicolano soltanto informazioni ormonali e metaboliche, ma anche segnali psicofisici e tutti quelli stati emotivi articolati dalle complesse sfumature che chiamiamo sentimenti. E, dal momento che i neuropeptidi e i loro recettori sono presenti in tutto il corpo, si può affermare che la mente e i processi mentali sono distribuiti in tutto il corpo e non soltanto nel cervello.

Se si prova gioia, per esempio, i neuropeptidi porteranno quest’informazione in tutte le cellule e altrettanto succederà con la depressione, la paura, o qualsiasi altra emozione. Ogni cellula del corpo è letteralmente ricolma dei nostri stati d’animo, dalla testa ai piedi.

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Corpo e mente sono una cosa sola

Corpo e mente sono una cosa sola, come hanno sempre sostenuto la medicina cinese e le varie tradizioni orientali, e il flusso di informazioni che scorre in tutto l’organismo non è altro che la manifestazione esteriore della mente attraverso le cellule, gli organi e i vari apparati del corpo.

La neurofisiologa Candace Perth, che ha dato un fondamentale contributo a chiarire il funzionamento delle endorfine e dei neuropeptidi, afferma che ogni cellula è impregnata di pensieri e tutte le nostre cellule sono esseri coscienti in una continua comunicazione che influenza le nostre emozioni e le nostre scelte.

Questo significa che il nostro intero corpo pensa e fa parte di un’unica realtà mente/corpo indivisibile, e costituisce una complessa rete di informazioni in cui ogni cellula sente e prova emozioni, riceve informazioni, le trasmette all’organismo ed elabora strategie metaboliche per il benessere di tutto l’essere. Ora si può sostenere su basi rigorosamente scientifiche che l’intelligenza fluisce in tutto ciò che siamo: psiche e soma.

Strumenti sempre più sofisticati ci permettono ormai di poter affermare che con ogni pensiero tutto il corpo cambia nello stesso momento, grazie alla cascata di neurotrasmettitori e alle relative molecole messaggere che si attivano. Il nostro corpo è quindi l’immagine tridimensionale di quello che pensiamo e il flusso di informazioni che scorre in tutto l’organismo ci induce a definire il corpo come la manifestazione della mente nello spazio fisico.

Cosa è l’Intelligenza Emotiva?

La comprensione delle emozioni, cioè l’intelligenza emotiva, è data dall’interazione tra amigdala e neocorteccia: la prima è responsabile dell’aspetto primitivo dell’emozione, la reazione istintiva, mentre la neocorteccia rappresenta la mediazione razionale. Se l’amigdala avverte una situazione di emergenza, si attiva un grilletto neurale che fa scattare una risposta mentre la neocorteccia sta ancora elaborando una più sofisticata forma di reazione.

Le ricerche dimostrano che nei primi millisecondi di percezione di un oggetto ha luogo la valutazione inconscia che comprende che cosa esso sia e anche se ci piace o no. L’inconscio cognitivo presenta poi alla nostra consapevolezza l’identità di ciò che vediamo e anche un vero e proprio giudizio su di esso.

Le nostre emozioni dipendono dunque in larga parte dalla mente autonoma inconscia che può avere opinioni del tutto indipendenti da quelle della mente razionale. Queste opinioni inconsce sono memorie emozionali archiviate nell’amigdala.

Le ricerche sembrano dimostrare che è l’ippocampo a conservare il ricordo particolareggiato del contesto, mentre l’amigdala trattiene l’esperienza emozionale che tornerà alla memoria ogni qualvolta si presentino circostanze simili a quelle già sperimentate. Si può quindi affermare che il cervello possiede due tipi di memoria: una per i fatti ordinari, e un’altra distinta per tutto ciò che riguarda la sfera emotiva.

Il ricordo archiviato nell’amigdala ha però un carattere primitivo e poco elaborato che la predispone agli errori di valutazione: questa struttura può reagire con collera o paura sproporzionate alla reale entità dello stimolo prima ancora che la corteccia cerebrale abbia potuto elaborare una valutazione dell’evento.

Per questo si può affermare che le nostre attitudini mentali sono fondamentali per la percezione delle emozioni e per il potere che noi attribuiamo a esse. La tendenza a ignorare le emozioni fa parte di un modello di pensiero ormai superato, ma spesso ancora dominante, che ci spinge a concentrarci sul mero aspetto fisico, sul livello materiale della salute. Eppure le emozioni sono l’elemento chiave nella cura di noi stessi, perché ci consentono di inserirci nel dialogo tra corpo e mente.

Entrare in contatto con le nostre emozioni

Entrando in contatto con le nostre emozioni, ascoltandole, trovando il modo di esprimerle e lasciarle fluire possiamo riuscire ad avere accesso a quella saggezza risanatrice innata che è in ognuno di noi. Questo è possibile prima di tutto riconoscendo e rivendicando tutte le nostre emozioni e sensazioni, non soltanto quelle che vengono considerate positive. Collera, dolore, paura: queste esperienze emotive non sono negative di per sé, ma sono la diretta conseguenza del nostro psicosoma. Esse ci costringono a essere sinceri e ci mostrano dove in realtà siamo; ci servono inoltre a elaborare l’esperienza.

Abbiamo bisogno della collera per definire dei confini; del dolore per sentire quando c’è bisogno di risanare condizioni interiori che hanno minato la nostra salute, di cambiare o di elaborare le perdite; la paura ci serve per comprendere che siamo vulnerabili e bisognosi di protezione di fronte al pericolo. Ogni emozione che proviamo è lì per una buona ragione.

È solo quando le emozioni vengono negate – e perciò non possono venire elaborate e trasformate dall’organismo – che diventano pericolose. E più le rinneghiamo e le reprimiamo, più aumenta la loro tossicità, fino a diventare esplosiva. Allora le emozioni possono diventare dannose per noi stessi e per gli altri, perché la loro espressione si fa violenta e devastante.

Anche un eccessivo compiacimento delle proprie emozioni, un indulgere nell’autocommiserazione o nel risentimento ci rivela che l’ego e l’attaccamento all’insieme dei programmi inconsci che chiamiamo carattere, sono all’opera. Per essere sani e conservare l’equilibrio, è necessario esprimere tutte le emozioni, e poi lasciarle andare: è quello che intendono le tradizioni spirituali quando parlano di non attaccamento all’esperienza.

Imparare ad esprimere le emozioni

Imparando ad esprimere le emozioni e poi a lasciarle andare evitiamo che continuino a suppurare in noi, lievitando oltre il nostro controllo. Lasciandole libere di fluire, ben presto le emozioni cattive si trasformano in buone e noi possiamo così essere liberi dalla sofferenza.

Le emozioni sono un’importantissima parte di ciò che chiamiamo vita; la loro espressione è un movimento naturale ed essenziale dell’energia dell’essere umano. Quando le emozioni sono in movimento e le sostanze chimiche fluiscono liberamente nel corpo, sperimentiamo sensazioni di libertà, speranza, gioia, apertura, perché siamo in uno stato sano e integro.

Il legame biochimico fra mente e corpo ci conduce a una nuova visione dell’organismo umano come rete di comunicazioni. Se blocchiamo le emozioni e le reprimiamo, blocchiamo il fluire delle sostanze informazionali nell’organismo e la forza vitale stessa.
Se le informazioni che le emozioni trasportano possono fluire liberamente, i sistemi di feedback del corpo funzionano e viene mantenuto l’equilibrio naturale.*

*rielaborazione da Invito al Benessere, autore Annalisa Faliva