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La Chiave del Cambiamento / 2a parte

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Un grande Maestro del secolo appena trascorso, Nisargadatta Maharaj, soleva dire che per uscire di prigione è necessario sapere prima come è fatta…

E noi, nel tentativo di arrivare il più velocemente possibile alla nuova persona che vogliamo essere, quella vincente che sa attrarre l’abbondanza in tutti i sensi e che sa sempre fare la cosa giusta al momento giusto, non vogliamo certo perdere tempo a guardare le nostre parti inadeguate, spaventate e pasticcione.

Accettarsi, primo passo per cambiare

Sì certo, sappiamo che sono lì sotto da qualche parte, ma cerchiamo di tenerlo nascosto; è il nostro oscuro segreto… E non si era detto che bisogna pensare positivo, che è meglio dedicarsi a costruire l’alternativa che funziona?

Così nella nostra ansia di risolvere ed arrivare nella terra sicura dove finalmente le cose funzioneranno e il fato sarà nostro alleato saltiamo un paio di passaggi fondamentali: il contatto con noi stessi e la comprensione di come stanno veramente le cose. Questo modo di procedere ci conduce dritto dritto alla rimozione: tutto ciò che non funziona secondo i nostri piani non può farsi vedere, non può comunicare con noi, può solo nascondersi ancora più giù.

Ricordiamo che finisce nell’inconscio tutto ciò che ci infastidisce e ci mette in crisi (questo è uno dei suoi compiti fondamentali per garantire il nostro l’equilibrio), e noi proseguiamo lancia in resta nel nostro lavoro di attrarre sempre di più e sempre meglio quello che risolverà la nostra vita, finalmente.

Peccato che senza riconoscimento per noi stessi, senza accettazione e senza autentico amore possiamo solo sforzarci molto e ottenere poco.

Dobbiamo proprio prendercelo quel tempo per stare con noi stessi così come siamo, per imparare a sentire e guardare le nostre parti piccole, spaventate e inadeguate senza alcun giudizio e con l’amorevolezza autentica che ci viene spontanea con i bambini piccoli e a volte con gli animali. E abbracciare quelle parti, consolarle, riconoscerne la bellezza.

Perché nell’inconscio tutte le parti hanno intenzioni positive in ciò che fanno, tutte le parti fanno sempre del loro meglio. Certo, ce ne sono tante e spesso sono in conflitto tra loro, e questo crea confusione, come una squadra di bambini vocianti ognuno con i suoi bisogni e le sue motivazioni. Come possiamo uscire dal caos, dalla confusione dei loro desideri contrastanti se neppure li ascoltiamo, se neppure li conosciamo?

Le parti che ci deludono temono fortemente il nostro giudizio perciò si nascondono se non sentono che siamo disponibili ad accoglierle, e sinceramente interessati a comprenderle meglio.

Così questo è un passo indispensabile sulla strada del cambiamento: aprire il cuore a noi stessi, scoprire che cosa vuol dire essere amorevoli con noi stessi. Molti scambiano la commiserazione per amorevolezza, ma è ovvio che non si tratta di questo; possiamo spendere parecchie parole per parlarne ma ciò che serve di più è farlo: smettere di lottare e accogliere e abbracciare invece, e magari scherzare un po’, per alleggerire.

Esplorare la mente con EFT

In questa fase il modello usato da EFT (tecnica di autoaiuto di facile utilizzo) è molto utile: Anche se sono una frana mi amo e mi accetto profondamente e completamente e porto tutte le mie parti nel cuore. Anche se mi sforzo tanto con pochi risultati, mi amo e mi accetto proprio così come sono.

Per sdrammatizzare posso anche fare l’ipotesi peggiore: Anche se sono un disastro e probabilmente non cambierò mai, mi amo e mi accetto proprio così come sono.

Dopo aver ripetuto la frase di preparazione, EFT continua con l’intervento riequilibrante stimolando i punti che sbloccano i vari meridiani. E’ un fare, e in questa fase non vogliamo dare troppo spazio al fare, ma piuttosto all’essere. Così per un po’ di tempo la frase di preparazione può essere usata da sola, per preparare lo spazio in cui le nostre parti inadeguate potranno prendere coraggio e forse si faranno vedere e riconoscere, e allora noi le accoglieremo amorevolmente e ci rilasseremo con loro.

Quello che serve in questa fase è l’autentico desiderio di conoscere la nostra interiorità. Esploriamo come è fatta la prigione, senza alcun giudizio, con spirito di scienziato ma col cuore aperto. Meglio prendere appunti, sono talmente tante le informazioni che possono emergere, i ricordi, le scoperte, i messaggi che possono giungere anche attraverso i sogni, che è meglio tenere un quaderno apposta.

E’ la nostra personalità, è la nostra mente, e la esploriamo. Stiamo facendo qualcosa di estremamente utile e importante che trasformerà il nemico in un alleato, ma è utile non soffermarsi troppo su questo aspetto al momento e trovare in noi l’attitudine più amorevole e attenta. All’inconscio non si può mentire, lo sente subito se non siamo autenticamente presenti ma solo interessati al risultato.