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Il misterioso stato di cui non si parla

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Qual è il misterioso stato di cui, per tacito consenso, non si parla?

Nell’iconografia la “grande mietitrice” viene spesso rappresentata come un’alta figura incappucciata, dall’ampio mantello nero, il viso è un teschio e tiene in mano una lunga falce.

Eh sì, proprio la morte, questo stato di cui facciamo così fatica ad accettare l’esistenza, e per questo tendiamo a rifuggirne il confronto.

Contrariamente all’oriente, nella nostra civiltà occidentale, la morte viene vista soltanto come stato negativo, annientamento, perdita. Se ci pensiamo, nella mente sorgono immagini e significati indesiderabili.

Questo perchè lo stato di “morte” è inteso soltanto nella definizione scientifica di “condizione permanente di cessazione delle funzioni biologiche che definiscono un organismo vivente”. La fine di tutto quindi, e le nostre cellule sono programmate per la sopravvivenza, quindi all’idea che la vita cessi ci trasmettono paura!

Il misterioso  stato  di cui non si parla: la morte per Pessoa

Ma ciò che si rifugge e si tende unicamente a rimuovere continuerà a spaventarci. Vediamo innanzi tutto cosa dicono i poeti in proposito, che da sempre hanno offerto suggestive visioni dell’oltre.

Ecco cosa scrive Fernando Pessoa (1888 – 1935), il poeta portoghese  di maggior spicco del ‘900 nel suo paese: La morte è la curva della strada,/morire è solo non essere visto./Se ascolto, sento i tuoi passi/esistere come io esisto./La terra è fatta di cielo./Non ha nido la menzogna./Mai nessuno s’è smarrito./Tutto è verità e passaggio.

La curva della strada è semplicemente quello che ci impedisce di vedere oltre, e anche di essere visti, e in fondo morire è solo non essere visto, afferma Pessoa. Si resta dunque in una sorta di dimensione parallela, sembra intendere, e bisogna semplicemente affinare l’ascolto per percepire chi è passato dall’altra parte.

Questo è anche quanto affermano diversi Maestri spirituali, sensitivi e medium. “Tutto è verità e passaggio”, passaggio a una coscienza superiore, sembra intendere il poeta, e per questo la morte è tappa obbligata e necessaria, appuntamento ineludibile del nostro cammino, in cui “mai nessuno s’è smarrito”.

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Il misterioso stato di cui non si parla: la morte per Holland e Gibran

Henry Scott Holland (1867- 1918), teologo e prete anglicano inglese, nel  brano La morte non è niente,  tratto da un suo sermone pronunciato in occasione della morte di Re Edoardo VII, espone  una visione  simile a quella di Pessoa: La morte non è niente./Sono solamente passato dall’altra parte:/è come fossi nascosto nella stanza accanto./Io sono sempre io e tu sei sempre tu./Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora./Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare;/parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.

Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste./Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,/di quelle piccole cose che tanto ci piacevano/quando eravamo insieme./Prega, sorridi, pensami!/Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima:/pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza./La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:/è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza.

Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista?/Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo./Rassicurati, va tutto bene./Ritroverai il mio cuore,/ne ritroverai la tenerezza purificata./Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami:/il tuo sorriso è la mia pace.

Kahlil Gibran, (1883-1931) poeta e pittore di origine libanese, nel suo poema mistico “Il Profeta” scrive: (…) Voi vorreste conoscere il segreto della morte, ma come potrete scoprirlo se non cercandolo nel cuore della vita?/Il gufo, i cui occhi notturni sono ciechi al giorno, non può svelare il mistero della luce./Se davvero volete conoscere lo spirito della morte, spalancate il vostro cuore al corpo della vita,/ poiché la vita e la morte sono una cosa sola, come una sola cosa sono il fiume e il mare.

Nella profondità dei vostri desideri e speranze, sta la vostra muta conoscenza di ciò che è oltre la vita;/ e come i semi sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera./Confidate nei sogni, poiché in essi si cela la porta dell’eternità./La vostra paura della morte non è che il tremito del pastore davanti al re che posa la mano su di lui in segno di onore./In questo suo fremere, il pastore non è forse pieno di gioia poiché porterà l’impronta regale?/E tuttavia non è forse maggiormente assillato dal suo tremito?

Che cos’è morire, se non stare nudi nel vento e disciogliersi al sole?/E che cos’è emettere l’estremo respiro se non liberarlo dal suo incessante fluire, così che possa/ risorgere e spaziare libero alla ricerca di Dio?/Solo se berrete al fiume del silenzio, potrete davvero cantare./E quando avrete raggiunto la vetta del monte, allora incomincerete a salire./E quando la terra esigerà il vostro corpo, allora danzerete realmente.

“Poiché la vita e la morte sono una cosa sola”, quindi, e indissolubili, proprio come luce e oscurità, giovinezza e vecchiaia, caldo e freddo, più e meno, ecc.. Così come non si può avere una senza l’altra delle forze complementari, allo stesso modo non è possibile scindere la vita dalla morte. Proprio per questo per “conoscere il segreto della morte, bisogna scoprirlo cercandolo nel cuore della vita“.

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Il misterioso stato di cui non si parla: la morte per l’oriente

Ricordo Osho affermare che l’unico modo di liberarsi dalla paura della morte è vivere il più intensamente possibile, come se lì, come dice Gibran, “nel cuore della vita”, si trovi il passaggio per quella Verità in cui possiamo essere liberati dalle paure illusorie del piccolo io, che crede di essere separato dal Tutto.

Rispetto alla morte l’oriente ha da sempre avuto una visione molto più ampia e profonda di quella occidentale. Secondo la filosofia dello Yoga la vita è solo un frammento di qualcosa di più grande che possiamo definire Spirito, Essenza.

E la vita può essere considerata  alla stessa stregua di un sogno, un’esperienza generata nella dimensione di Maya, l’illusione di cui è prigioniera la mente inconsapevole e che scambia perciò le sue proiezioni per la realtà stessa.

Il piano illusorio di Maya è ciò che tiene la dualità al suo posto, e che rende possibile percepire l’intero Universo come un’esperienza concreta, mentre si tratta invece di un sogno della coscienza mentre cerca di definire se stessa.

Mentre siamo in vita, proprio come nel sogno, siamo convinti di vivere  esperienze reali. Nel “sogno” della vita ci sono innumerevoli possibilità di risveglio, così come nell’esperienza della morte, e nello spazio sospeso, detto bardo, tra la morte  e la rinascita successiva.

La vita è dunque un passaggio che offre alla consapevolezza infinite occasioni di esercitarsi per risvegliarsi alla Verità di Ciò che E’. In quest’ottica  anche la morte è solo l’altra faccia della vita, un altro momento di passaggio in cui il risveglio dal sogno di vivere e morire può essere più facile.

Un momento particolarmente prezioso quindi che, se vissuto consapevolmente, può farci evolvere enormemente. Ma attenzione, soltanto a patto di avere usato bene la vita, per coltivare consapevolezza e presenza, altrimenti prevarrà la paura e la ruota di morte e rinascita (samsara) andrà avanti.

Il misterioso stato di cui non si parla: la morte nel Libro Tibetano dei Morti

Il Bardo, o Libro Tibetano dei Morti, offre molti spunti per usare bene lo spazio della vita, e quello della morte, nient’altro, afferma questo antichissimo insegnamento del buddismo tibetano, che il riflesso l’una nell’altra.

Questo insegnamento ci spiega che l’unico a morire è il corpo fisico e nello spazio che segue la morte, il corpo astrale della persona, più vivo che mai, si trova ad affrontare varie prove. Cosa sceglie può portare la coscienza alla liberazione dell’illuminazione o alla necessità di doversi reincarnare, e di restare quindi prigioniera della ruota dell’illusione.

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Vista la natura iniziatica e perciò criptica del Bardo nella versione originale buddista, Osho diede indicazione all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso, di farne una versione semplificata in diverse lingue, e renderla il più possibile comprensibile a tutti.

Il Risveglio dal Sogno – la grande Liberazione con gli insegnamenti del Bardo, utilizza un linguaggio modernizzato che espone direttamente il significato delle numerose immagini simboliche che appaiono, secondo questa tradizione, durante il trapasso e nel dopo morte.

Quanto emerge è estremamente significativo per i tempi che stiamo vivendo, e tra l’altro è perfettamente in linea con quanto afferma la fisica quantistica: siamo i creatori di quanto sperimentiamo.

Creiamo il nostro mondo, in vita come nella morte. Nello spazio sospeso del bardo (o intervallo tra la morte e la rinascita successiva) facciamo esperienza di tutte le parti della mente, positive e negative, che non abbiamo integrato in vita.

La rinascita si verifica, per la maggior parte degli individui, per paura, cercando di fuggire dal confronto con le parti più negative e aggressive della nostra mente, che via via emergono. Se in vita non si è coltivata la consapevolezza sarà molto difficile riconoscere i fenomeni che si verificano nello spazio di bardo come manifestazioni della mente, e non averne paura.

L’opera, è completata da un cd in mp3 con l’intero processo del Bardo sottoforma di trance. Nel rilassamento la mente inconscia può memorizzare il processo, questo potrà guidare le nostre azioni in modo utile e positivo nel processo di morte, nello stato di bardo, e gettare le basi per una vita più consapevole.

Sono presenti molti spunti per  approfondire la comprensione della mente, della vita, e di come trovare una nuova prospettiva sulla morte, che, sottolinea il Bardo, è spazio prezioso.

In quel momento infatti la morsa dell’identificazione  può allentarsi e il varco per il riconoscimento della Verità è più facilmente accessibile.

Numerose meditazioni e esercizi facilitano la possibilità di fare amicizia con la cosiddetta “morte”, quella misteriosa dimensione che può diventare un vero trampolino per il risveglio, se smettiamo di averne paura e ci apriamo a comprenderla.

FONTI

https://www.letteratu.it/2016/10/18/la-morte-la-curva-della-strada-la-verita-fernando-pessoa/

https://bellidamorire2014.wordpress.com/2014/10/07/la-morte-poesia-di-kahlil-gibran/

https://www.ilmondoincantatodeilibri.it/la-morte-non-e-niente/

Annalisa Faliva, Il Risveglio dal Sogno – la grande Liberazione con gli insegnamenti del Bardo, ed. Tecniche Nuove