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I Maestri ci dicono che quando il bambino nasce è pura essenza, è naturalmente collegato al suo centro. Poi crescendo perde questo contatto.

E, anche se arriva prima o poi a farsi la domanda delle domande –  chi sono io? la cosa più ovvia naturalmente è credere di essere quell’identità riportata nei documenti: nome, cognome, età, indirizzo, figlio di … ecc. ecc.; quel corpo che ci ritroviamo e la mente che lo governa … Intimamente però, alcuni possono avvertire che c’è ben più di questo …

Che succede infatti se spostiamo l’attenzione dal contenitore al contenuto? Notiamo che c’è indubbiamente una coscienza che agisce e percepisce l’esperienza attraverso gli organi di senso: il conducente del veicolo corpo-mente.

Qui ci vengono in aiuto i Maestri che hanno avuto l’esperienza di ciò che viene detto il risveglio al vero Sé, e sono perciò in grado di istruirci su di ciò che è libero dai filtri deformanti dei condizionamenti di cui tutti noi siamo schiavi.

E i Maestri ci parlano dello Spirito, Essenza divina che si è incarnata in questo corpo per ricongiungersi consapevolmente al Sè. In verità siamo quindi quello Spirito che usa il veicolo corpo-mente e le esperienze per “fare anima”, usando il suggestivo termine coniato dallo psichiatra junghiano James Hillman.

E la consapevolezza che mettiamo insieme di esperienza in esperienza è il prezioso  ingrediente per  “fare anima” ed espandere la coscienza di chi siamo veramente.

Ritrovare il centro di te stesso: un percorso di crescita

Questa ricerca prende spesso la forma di un percorso di crescita personale, a volte un vero e proprio percorso iniziatico. E’ così quando sentiamo che per uscire da un insopportabile malessere,  letteralmente per salvare la nostra vita, dobbiamo entrare in nuovi territori della coscienza.

Guidando la mente nella giusta direzione, la nostra vera essenza ben presto affiora. E’ sempre stata lì, anche quando non la sentivamo ed eravamo certi che non esistesse. Invece scopriamo che si tratta di imparare a ri-sintonizzarci con noi stessi affinché da dentro possa affiorare la nostra vera natura, e per farlo è necessario calmare il “rumore” della mente, fare spazio.

Ecco le parole di alcuni Maestri spirituali come ispirazione per questo viaggi dentro noi stessi:

Dice Poonja (1910-1997), Maestro vedanta indiano discepolo di Ramana Maharshi: “Immagina un cerchio, e immagina che ne stai percorrendo la circonferenza. Qualunque sia il punto in cui cominci il percorso, quello è il tuo inizio. Ma, una volta che cominci a muoverti, non c’è fine; continui a girare in tondo.

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Se vuoi uscir fuori dal cerchio senza fine, devi essere consapevole che il cerchio ha un centro e che tu devi stare in quel centro, invece che lungo la circonferenza.
Cos’è questo centro? È la realtà che risiede permanentemente nel Cuore di tutti gli esseri. È la coscienza, è verità e amore.

Tutti devono conoscere questo centro, se vogliono smettere di girare in tondo all’infinito, spostandosi continuamente da un punto all’altro. Non ci sono punti in quel centro e, quindi, non c’è movimento. (…) Non c’è né inizio né fine nel centro, perchè lì cessa ogni direzione, distinzione e movimento. (…)

In questo mondo quelli che sono vicini al centro, vicini al Cuore del loro stesso essere, riusciranno a non essere frantumati. Chi si allontana dal centro rimane schiacciato. La maggior parte della gente si distanzia dal centro e, per questo solo motivo, soffre.

La cosa migliore è stare vicino al perno e rimanere lì, immobili. Se rimani lì, il mondo ti girerà attorno, ma non ne verrai schiacciato e frantumato. Se riposi in quel centro, il mondo non potrà turbarti o toccarti in alcun modo”.

Ritrovare il centro di te stesso: rivolgi la mente al silenzio

Gangaji,  americana che ha conseguito l’illuminazione dopo l’incontro con Poonja,  utilizza una forma personale di indagine per aiutare nella realizzazione di un’ “esperienza diretta”:
“Uso l’indagine come un modo per indurre la mente a rivolgersi al silenzio. Potrebbe essere la domanda,” chi sono io? “O potrebbe essere: “cosa sto evitando in questo momento?”

O, “dov’è il silenzio?” “Cosa è necessario in questo momento, proprio in questo momento, cosa è necessario per la vera pace?” “Cosa è necessario se questo fosse  il mio ultimo momento sulla terra?”  Invece di inviare la mente verso l’esterno per raccogliere informazioni o esperienze, sto davvero mandando la mente interiore a mettere in discussione la nostra ipotesi di base su chi pensiamo di essere.”

Nell’affrontare forti emozioni come la paura e la rabbia, o nell’affrontare i traumi che tengono le persone bloccate nella miseria personale e incapaci di sperimentare la libertà, Gangaji insegna a incontrare qualunque emozione sia presente:

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“La paura riguarda la sopravvivenza. Quando, in questa esperienza ti lasci andare e  vivi la paura senza provare a cambiarla, solo lasciandola essere lì, allora lo spazio interiore si ferma. Quando apri il tuo cuore alla paura, piuttosto che cercare di combatterla o negarla o addirittura superarla, allora scopri che è solo energia “.

E ancora: (…) “Sei chiamato all’esperienza diretta. Hai fame di esperienza diretta, ma essa non si trova in alcuna formulazione intellettuale. Rimani immobile, ancora più immobile e poi sempre di più. (…) Allora l’inconoscibile si rivela (…). Lascia che l’immobilità dissolva le credenze in un’esistenza indipendente, nella sostanzialità.”

In proposito Osho dice: “E’ necessario rischiare… essere coraggiosi. Occorre fare un passo nell’ignoto. Per un attimo, tutti i confini spariranno. Per un attimo, avrete le vertigini. Per un attimo, sarete spaventati e sconcertati, come se fosse avvenuto un terremoto.

Ma se sarete coraggiosi e non tornerete indietro, se non ricadrete di nuovo nell’ego e continuerete ad andare avanti… troverete dentro di voi un centro, che possedete da vite intere. Questa è la vostra anima, il vostro sé.

Osho: Quando ritrovi il centro tutto sarà davvero bello

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(…) Ora ogni cosa diventerà un tutto organico e armonico, non un caos: nascerà un nuovo ordine, che non è l’ordine della società, ma l’ordine stesso dell’esistenza. E’ ciò che “Buddha, chiama Dhamma; “Lao Tzu”, Tao ed “Eraclito”, il Logos. Non è fatto dall’uomo: è l’ordine stesso dell’esistenza.

Ecco che allora, all’improvviso, tutto sarà di nuovo bello; anzi, per la prima volta, sarà davvero bello, perché le cose fatte dall’uomo non possono essere belle. Al massimo se ne può nascondere la bruttezza, ma niente di più. Si può cercare di renderle attraenti, ma non potranno mai essere belle.

La differenza è la stessa che esiste tra un fiore vero e uno di plastica o di carta. L’ego è un fiore di plastica, morto, in lui non c’è vita alcuna. Tu hai invece dentro di te un “centro in fiore”. E’ per questo che gli hindu lo chiamano “Fior di Loto”, perché è qualcosa che fiorisce. Lo chiamano il “Loto dai mille petali”, e mille significa infiniti petali. Esso continua a fiorire, non si ferma mai, non muore mai.

(…) Quando attraverso la comprensione e la consapevolezza maturerai, e avrai realizzato davvero che l’ego è la causa di tutta la tua sofferenza, un giorno lo vedrai semplicemente cadere come una foglia secca. Si poserà a terra, morirà per conto suo, senza che tu abbia fatto nulla, senza la pretesa di essere stato tu a farla cadere.

Ti accorgerai che l’ego è semplicemente scomparso, e in quel momento emergerà il tuo vero centro. Questo vero centro è l’anima, il sé, Dio, la verità o qualsiasi altro nome tu voglia dargli. E’ senza nome, per cui puoi dargli tu stesso il nome che preferisci.”

Che lo sappiamo o no, è riconnetterci col nostro centro che desideriamo e cerchiamo in tanti modi diversi, con vari gradi di consapevolezza (o dovrei dire inconsapevolezza? …) nella nostra vita.

Nella migliore delle ipotesi, quando facciamo meditazione con una certa regolarità, dopo un certo tempo di solito possono accadere esperienze in cui la mente diventa silenziosa e in quello spazio accade un’esperienza del centro, che è la Fonte stessa,  la nostra origine, la sede della nostra autenticità.

Ritrovare il centro di te stesso: è più facile se pulisci il passato

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Ma  non siamo abituati a mantenere il contatto con esso, e, a meno che non siamo meditatori esperti, la mente abituale e le tempeste emozionali ci catturano di nuovo facilmente. Con il tempo, diventa relativamente semplice mantenere la consapevolezza del centro e ritrovare la connessione  in  meditazione.

Il grande problema è ovviamente mantenere il collegamento con questo spazio anche nella vita quotidiana. Infatti la nostra tendenza,  mentre siamo sballottati qua e là nei marosi delle emozioni, è essere dimentichi di noi stessi, facilmente decentrati, in balia delle necessità del momento.

E’ facile così che il centro venga pressoché dimenticato, la nostra consapevolezza catturata altrove e tenuta in ostaggio dalle emozioni. E’ fondamentale allora ricordare costantemente che, come una legge dell’Alchimia ci rammenta, è il dentro a determinare il fuori.

E’ un grande momento quando arriviamo a sentire che è tempo di non incolpare più gli altri e prenderci la responsabilità di ciò che ci succede, ricordando che sono i nostri programmi inconsci a richiamare a noi le esperienze, così che noi possiamo riconoscerli e prendercene cura.

Ciò che ci rallenta, ci appesantisce e ci mantiene nella confusione è sempre il confronto con quanto nel passato ci ha fatto soffrire, e dentro l’inconscio è ancora attivo.

Tante sono le attitudini utili e le tecniche che possono aiutarci ad elaborare e trasformare la zavorra del condizionamento:  Ipnosi e Autoipnosi, PNL e Psych K per riprogrammare la mente, DMOKA per elaborare il trauma e favorire nuove convinzioni più utili e in sintonia con i nostri desideri attuali, EFT, EFT-I e TAI  per  imparare a elaborare e trasformare il malessere anche in autonomia.

Gran parte del lavoro della vita è continuare a fare pulizia dei vecchi traumi e condizionamenti: se togliamo quello che non siamo, quello che siamo veramente è  lì … quel centro intoccato da tutto ciò che accade alla periferia dell’essere.

FONTI

Osho, Oltre le frontiere della mente, ed. Psiche

Gangaji, Roslyn Moore, Just Like You, An Autobiography, Do Publishing

https://it.paperblog.com/scopri-cio-che-e-senza-il-bisogno-di-alcuna-pratica-di-gangaji-2599496/

https://www.visioneolistica.it/ritrovare-se-stessi/