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Ogni memoria, dal primo momento della nostra creazione, eoni fa, è memorizzata come una forma pensiero che è registrata nel piano eterico.

Questo incredibile contenitore di dati è anche conosciuto come inconscio; secondo l’antica filosofia hawaiana Huna è unihipili o l’aspetto bambino dentro di noi. Il Bambino Interiore comprende una parte del Sé. Gli altri aspetti sono la Madre, conosciuta anche come uhanè o mente razionale, e il Padre, l’aspetto Superconscio o Spirituale. I tre compongono la famiglia interiore, che, in collaborazione con il Divino Creatore, va a formare la propria I-dentità del Sé. Secondo gli Huna ogni essere umano nel creato, ogni pianta, atomo e molecola ha questi tre sé, e il compito più importante per l’individuo è trovare la propria vera identità e immetterla nell’Universo.

Il mistico A.H. Almaas  afferma: “Noi abbiamo memorie, processi di concettualizzazione e di pensiero; insieme con questo arriva lo sviluppo emozionale, un senso di identità, una visione del mondo, una prospettiva della realtà. Tutti i pensieri e le esperienze sono registrate come memorie. Queste memorie determinano il modo in cui guardiamo alla realtà, ciò che ci aspettiamo, ciò che pensiamo di essere, ciò di cui pensiamo di avere bisogno.”

Con Ho’oponopono, quando pronunciamo interiormente le parole Mi dispiace, Scusa, Grazie, Ti amo (o solo alcune di esse, in qualsiasi ordine, proprio come un mantra) questo rappresenta  un’implicita richiesta al Divino (l’unico che può farlo)  di cancellare o correggere le memorie e le forme pensiero che creano le disarmonie nel mondo che ognuno di noi crea.

Poiché  il Divino ha creato ogni cosa, ognuno può rivolgersi direttamente  alla Dimensione Superiore e chiedere  di essere corretto e ripulito. Secondo Morrnah Nalamaku Simeona (1913-1992), la sciamana che ha trasmesso al mondo la forma attuale di Ho’oponopono: “L’uomo occidentale è andato agli estremi con il suo intellettualismo che divide e tiene le persone separate. L’uomo allora diventa un distruttore perché pretende di gestire e lotta, piuttosto che lasciare che le forze del Flusso Divino si perpetuino attraverso di lui in giuste azioni.”

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Il Potere del  Pensiero

A proposito di pensiero, emozioni e sentimenti, è opportuno ricordare che  sono  forze potenti, al punto tale da poter agire non solo al di fuori dei limiti di spazio e tempo (come nel caso di chiaroveggenza e telepatia ad es.) ma anche sul piano astrale, evocando forme-pensiero e dando vita a  creazioni che possono occupare uno spazio reale, anche se la loro  identificazione rimane incerta.
Ad esempio nella cultura  tibetana, permeata di pratiche meditative  innestate sulla preesistente religione Bon  di stampo sciamanico, esiste tutta una tradizione finalizzata alla produzione volontaria di forme-pensiero, chiamate “tulpa”.

La scrittrice ed esploratrice francese Alexandra David-Neel, una dei pochi stranieri ad avere accesso al Tibet di fine Ottocento, ha  parlato di questo fenomeno nel suo libro “Mistici e maghi del Tibet” . Mentre si trovava  in viaggio con una carovana David-Neel imparò la tecnica di materializzazione dei “tulpa”, e per esperimento  forgiò col pensiero un monaco piccolo e rotondetto. Questa creatura seguiva la carovana, e quando lei si voltava a guardarlo egli appariva intento nei gesti di un comune viaggiatore, senza che lei gli avevesse ordinato di compierli.

L’autrice precisa che  anche gli altri membri della carovana vedevano il monaco, segno che non si trattava affatto di una allucinazione o di una visione soggettiva, ma di una vera e propria materializzazione verificabile dall’esterno. Poco alla volta il “monaco” divenne una presenza inquietante e imprevedibile, e i suoi lineamenti da bonari si fecero via via  sempre più ostili.  David-Neel decise perciò di liberarsene, ma dovette concentrarsi per parecchie settimane prima di riuscire, sempre col  pensiero, a distruggere quell’entità che lei stessa aveva creato…

L’idea che entità spirituali possano essere evocate e perfino “create” da un determinato orientamento psichico degli esseri umani o attraverso  riti ben precisi, è propria non solo delle tradizioni magiche delle culture cosiddette “primitive”, ma anche dei maghi còlti del Rinascimento, come  Cornelio Agrippa di Nettesheim, Paracelso, Johann Reuchlin, John Dee,  Gerolamo Cardano e Gerolamo Fracastoro.

La vita come sogno, o gioco  del Divino

Secondo la tradizione induista è l’Essere,  il Brahman Assoluto, principio supremo della consapevolezza cosmica, il substrato ultimo di tutto ciò che esiste,  l’origine di ogni cosa. Egli crea Brahma, la divinità suprema, dalla cui mente scaturiscono i singoli esseri individuali. Il loro pensiero  crea  intorno a sé un universo materiale in se stesso illusorio, originato dall’inganno delle menti separate.

Secondo questa visione è l’Essere a creare gli enti e questi ultimi, a loro volta, creano attraverso l’atto del pensiero  sentimenti, speranze, desideri,  e  tutto il mondo materiale illusorio.

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Diceva  Calderòn de la Barca  che la vita è un lungo sogno, da noi sognato senza avvedercene, e il filosofo taoista Chuang-tzu  definisce  l’esistenza un sogno nel corso del quale ci sembra di sognare di essere questo o quello … Secondo questa visione  il mondo intero non è altro che un gioco divino: forse un sogno della Divinità che sogna le nostre menti che a loro volta sognano le cose; sognano di essere indipendenti e separate mentre la verità è che  al di là della prospettiva illusoria dello spazio e del tempo, ciascuna parte non è che l’espressione, fuggevole e illusoria dell’unica  realtà eterna: esiste solo l’UNO.

Ma quanto ci dedichiamo a entrare in contatto con questa realtà eterna che siamo veramente? Quando va bene, al massimo pensiamo al Divino come a qualcosa che sta al di sopra di noi, ma così raramente DENTRO di noi. Eppure questa presenza divina è in noi, disponibile a essere percepita se solo lo vogliamo; in questo contatto possiamo nutrirci, da essa possiamo venire sostenuti e guidati, come testimoniano i mistici di tutti i tempi.

Dice Morrnah: “Lo scopo principale di questo procedimento è scoprire la Divinità in noi stessi. Ho’oponopono è un profondo dono che permette di sviluppare un lavoro di relazione con la Divinità interiore, e di imparare a chiedere aiuto per fare questo in ogni momento, allora i nostri errori che si esprimono attraverso pensieri, parole o azioni vengono ripuliti. Il procedimento è essenzialmente ottenere libertà, completa libertà dal passato.” (dall’intervista di Deborah King, collaboratrice del New Times)

La mente ha il potere di creare?

Lo afferma la fisica quantistica, oltre che maestri spirituali e mistici di tutti i tempi. Se leggendo il giornale possiamo purtroppo renderci conto che al momento ci confrontiamo con uno strato molto oscuro dell’inconscio, è importante ricordare che possiamo continuare a ripulire le memorie  con le quali costruiamo il mondo.

Oltre a Ho’oponopono, anche la pratica della meditazione da sempre dimostra di essere un valido aiuto a mettere le cose a posto: far ritrovare alla mente il suo ruolo di servitore, e riportare in primo piano la consapevolezza, il padrone. E la storia dell’Ipnosi ci insegna che possiamo imparare a dirigere la mente, invece che esserne schiavi. Se l’insieme delle memorie inconsce rappresenta una sorta di autoipnosi, possiamo imparare a usare sempre meglio uhanè, la mente conscia, per guidare amorevolmente il bambino, l’inconscio, a nuovi modi di percepire ed essere con la visualizzazione e  tanti modo creativi di fare Autoipnosi. Guidare noi stessi, e perciò il mondo, a mantenere l’attenzione sulla luce, quella pace al centro dell’essere che nulla può turbare, anche mentre si attraversa l’oscurità.

FONTI

Intervista di Deborah King: Oltre i Mezzi Tradizionali: Ho’oponopono

Alexandra David-Neel: Mistici e Maghi del Tibet , ed. Astrolabio                                                                                                

Saya: La pace comincia da te, Uno ed.

Mabel Katz: Scopri Ho’oponopono, ed. Bis

Joe Vitale e Ihaleakala Hew Len: Zero Limits  ed. Punto d’Incontro