La Chiave del Cambiamento / 1a parte

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Fino a quando non rendiamo cosciente l’inconscio, esso guiderà la nostra vita e noi lo chiameremo fato, la verità di queste illuminanti parole di C. G. Jung non cessa di colpirmi.

Da un pò di tempo si parla molto di come siano le nostre convinzioni inconsce le responsabili della realtà che sperimentiamo, e di come modificando le convinzioni inconsce negative e promuovendone di positive si arrivi a realizzare concretamente tutto quello che sembrava soltanto un lontano miraggio.

Il potere di cambiare

Film o libri The Secret, La Chiave e La Legge di Attrazione si occupano proprio di questo, materia entusiasmante che ha il grande pregio di renderci consapevoli che in noi c’è lo straordinario potere di cambiare, di trasformare le cose, e che a un cambiamento interiore ne seguirà di conseguenza uno esteriore. Parte integrante di questi libri è una lunga serie di storie di persone che, partendo da posizioni pressoché fallimentari, sono poi riuscite a realizzare numerosi miracoli nella loro vita.

Il fatto che queste pubblicazioni siano diventate dei successi internazionali ci fa capire quanto sia sentito l’argomento, quanto forte sia il desiderio di raggiungere la sala dei bottoni per migliorare la propria esistenza, perché la chiave del cambiamento ce l’ha l’inconscio.

Rendere cosciente ciò che è inconscio

Però, nonostante le opere che si occupano di cambiamento ci diano degli spunti di lavoro molto utili e stimolanti, non è così facile raggiungere il nostro risultato. Si tratta di rendere cosciente ciò che è inconscio… è innegabile che proprio questo movimento dall’inconscio al conscio nasconde insidie e tranelli che possono far naufragare i nostri tentativi: può accadere che nemmeno riusciamo a individuare qual é la struttura sottostante che ci boicotta, oppure quando l’abbiamo individuata, dopo averci lavorato con accanimento con l’ausilio di varie tecniche, riscontriamo che evidentemente l’impedimento rimane saldamente al suo posto… A volte i nostri tentativi fanno emergere come tutta risposta sintomi fisici sgradevoli come mal di schiena, e/o dolori vaganti, nausea, o indebolimento di una parte del corpo.

Questi sono tutti segnali che stiamo cercando di forzare il blocco mancando qualcosa di fondamentale, e parti dell’inconscio ci fanno presente che non hanno ricevuto quanto loro serve per seguirci nella nuova terra in cui le stiamo sollecitando. E siccome non abbiamo pazienza, ben presto ci stanchiamo di sforzarci e lasciamo perdere, aumentando magari il risentimento per l’inconscio che continua a sabotare i nostri sogni, pensiamo.

Imparare a comunicare con l’inconscio

E’ forse utile soffermarsi su queste difficoltà, cercare di comprenderle. In fin dei conti si tratta di imparare a comunicare con l’inconscio, di stabilire una collaborazione. E cosa c’è alla base di ogni collaborazione che funziona? Possiamo notare che più intensi sono i sentimenti positivi che ci legano ai nostri collaboratori, più è piacevole e entusiasmante essere uniti nella realizzazione di qualcosa. Sentimenti come l’amicizia, l’apprezzamento e il rispetto sembrano essere le principali qualità di una felice collaborazione.

Naturalmente tutto questo è racchiuso al massimo grado nell’amore, il sentimento più caldo e motivante, alla base stessa della vita. Così proprio questo è l’ingrediente fondamentale che stavamo cercando nella comunicazione con l’inconscio: l’amore.

C’è qualcosa che proprio non funziona con l’inconscio, per esempio il giudizio, la manipolazione, la menzogna, lo sforzo. Così dobbiamo chiederci: quanto siamo capaci di amare sinceramente le nostre parti incapaci, piene di limitazioni e paure e quanto invece facciamo finta di farlo soltanto per agganciarle e convicerle alla svelta a trasformarsi in vincenti e furbissime, capaci di prendere al volo qualsiasi buona occasione e di sfruttarla al meglio? In altre parole è come se facessimo capire a un collaboratore che non riconosciamo nessun valore in quello che fa per noi, gli diciamo qualcosa di falsamente gentile solo per manipolarlo meglio, perché si presti a diventare un altro, diverso da quello che è, senza crearci problemi.

Per un attimo pensa di essere tu questo collaboratore disprezzato che si tenta di manipolare con la finzione perché, in parole povere, si tolga di mezzo: saresti disponibile a collaborare a quello che ti viene proposto? Diresti di sì a questo progetto, dove tu in pratica devi solo sparire per fare posto a qualcuno meglio di te?

Così questa è la principale ragione del fallimento di tutti i nostri tentativi di cambiare le cose in noi: partiamo dal giudizio per i nostri limiti invece che dall’accettazione, dal disprezzo invece che dall’amore.