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Il Cervello Triuno  e  le Emozioni, in che modo sono in relazione?

Le interazioni tra le tre stratificazioni del nostro cervello sono la chiave per comprendere molte cose del funzionamento della mente, e in particolare del meccanismo delle emozioni.

Il neuroscienziato americano P. McLean, con una ricerca iniziata negli anni ’60 del secolo scorso, ha portato alla nostra attenzione come il nostro cervello risulti essere il prodotto di tre distinte stratificazioni, sviluppate una sopra l’altra e strettamente interconnesse: tronco cerebrale, sistema limbico e neocorteccia.

Ogni strato esprime una precisa tappa nella trasformazione evolutiva dei vertebrati. Ciò ha permesso alla risposta adattiva di realizzarsi non più in via esclusivamente riflessa ed automatica, come avviene negli organismi inferiori, ma in modo intelligente ed aperto all’esperienza.

La parte cerebrale più antica e primitiva (che l’essere umano ha in comune con tutte le specie dotate di sistema nervoso) è detto anche cervello rettile, è costituito dal  midollo spinale che si prolunga nel cranio a formare il tronco cerebrale.

Esso opera su memorie di comportamento apprese o imitate da innumerevoli generazioni ed è responsabile dei comportamenti istintivi arcaici e stereotipati legati alla sopravvivenza. Esso governa anche la respirazione e i ritmi di sonno e veglia.

Dal cervello rettile si è evoluto il sistema limbico, o cervello emozionale, la regione che circonda il tronco encefalico. Il cervello emozionale comprende le strutture nervose che regolano le emozioni, la nutrizione, il rifiuto del dolore e la ricerca del piacere.

Essoe governa  la capacità di provare affetto e dedizione propria dei mammiferi, la cooperazione spontanea, il piacere e il sentimento di amore e unità. Questo strato del cervello possiede maggiore flessibilità e possibilità di risposta rispetto al più primitivo cervello rettile e ad esso si deve il perfezionamento dell’apprendimento e della memoria.

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A queste strutture si è infine sovrapposta la corteccia  o cervello razionale, la parte  che nell’essere umano costituisce i livelli cerebrali superiori; questa parte più evoluta e recente del cervello circonda e racchiude le due regioni più antiche.

Il cervello pensante nell’homo sapiens ha assunto una struttura complessa ed estesa che è responsabile del pensiero, dell’integrazione e comprensione delle informazioni che arrivano dagli organi di senso, e della capacità di applicare sempre nuove sfumature nella vita emotiva.

Sono le caratteristiche del cervello pensante a renderci veramente esseri umani quali siamo; gli scimpanzè ad es., pur possedendo il 99% del nostro materiale genetico hanno una corteccia frontale poco evoluta.

Il Cervello Triuno  e  le Emozioni: interazioni complesse

In che modo le emozioni dipendono dall’interazione tra i tre strati del nostro cervello? Dal tronco cerebrale derivano i centri emozionali che sono andati a strutturare la neocorteccia, ovvero quella parte di tessuto nervoso che costituisce i livelli cerebrali superiori. Alcuni di essi si sono originati invece dal sistema limbico, comprendendo il ruolo primario assolto dal sistema emozionale.

La neocorteccia risponde alla capacità di ideare programmi a lungo termine e  attuare adeguate strategie mentali attraverso un repertorio ricco e articolato. Ma all’interno della configurazione neuronale, le connessioni tra l’area emozionale e la neocorteccia sono sufficienti a comprendere quanto queste siano potenti, tanto da influenzare il funzionamento di vaste aree cerebrali, compresi i centri del pensiero.

Riassumendo: il cervello pensante si è evoluto da quello emozionale, pre-esistente, che a sua volta deriva dal più antico cervello rettile. Quest’ultimo è legato a difesa del territorio e  ritualità sociali, senso di possesso e potere gerarchico, istinto di lotta/fuga e di riproduzione, aggressività e senso di competizione.

Possiamo quindi riconoscere quanto influenzi molte delle dinamiche  che incontriamo a livello sociale e politico. Le interazioni tra i tre cervelli possono anche spiegare le nostre difficoltà  nel gestire le emozioni: a volte infatti ci ritroviamo “preda” delle emozioni, in quello che possiamo percepire come un vero e proprio “sequestro emotivo”.

Quando siamo in preda ad un desiderio irresistibile, o a una collera incontenibile, a un puro terrore, è il sistema limbico che la fa da padrone. Un’area specifica del sistema limbico, l’amigdala, cosi chiamata per la sua forma a mandorla, presiede al controllo degli stati emozionali intensi: passioni, rabbia incontrollabile, paura e stati emozionali propri di contesti di emergenza.

L’amigdala scatena reazioni ansiose e impulsive e spinge all’azione, mentre altre aree del cervello più recente si adoperano per produrre risposte più modulate.

E’ la neocorteccia a regolare le reazioni più raffinate, attivandosi in presenza di emozioni o sentimenti che richiedono riflessione e un agire non immediato. Anche le aree prefrontali ricoprono un ruolo importante nella regolazione degli stati emotivi. Il lobo prefrontale sinistro spegne le emozioni grossolane, quello di destra presiede al controllo della paura e dell’aggressività.

Nel corso della filogenesi, l’evoluzione del sistema limbico ha comportato la maturazione di due funzioni fondamentali: l’apprendimento e la memoria. Queste hanno permesso, già all’homo   sapiens, di portate avanti condotte adeguate  per migliorare le proprie possibilità di sopravvivenza.

il-cervello-triuno-e-le-emozioni-3Il Cervello Triuno  e  le Emozioni: sentimenti e razionalità

L’architettura emozionale del cervello umano presuppone la condizione in cui i sentimenti possono anche sopraffare la razionalità. Le neuroscienze ci insegnano che le strutture cerebrali responsabili di sentimenti come collera, rabbia, paura, gioia, passione, ecc. poggiano anche su una base neurofisiologica.

Stiamo comprendendo come le emozioni, di qualunque natura siano, poggino su un substrato fisiologico corrispondente a strutture cerebrali ben definite.

La capacità di tenere a freno un impulso o di entrare in sintonia con i sentimenti dell’altro costituiscono delle attitudini dell’intelligenza emotiva (cioè la capacità di comprendere e gestire le emozioni, per un approfondimento su questo tema vedi https://ilcorpoinmente.it/hai-intelligenza-emotiva-dmoka/ ) .

Possiamo affermare che, oltre al pensiero, anche le emozioni ricoprono senz’altro un ruolo fondamentale nell’esistenza! Ogni emozione non è altro che uno stimolo adattivo che  si porta dietro il bagaglio di milioni di anni di evoluzione e prepara il corpo ad un diverso tipo di risposta, a seconda della situazione.

Per esempio: quando ci arrabbiamo, il sangue affluisce alle mani, il battito cardiaco aumenta e la produzione di alcuni ormoni, tra cui l’adrenalina, generano un forte impulso energetico; il corpo si prepara alla lotta.

Quando abbiamo paura, il sangue affluisce ai muscoli scheletrici facendo impallidire il volto e rendendo irti i peli sulla pelle, i circuiti cerebrali scaricano una serie di ormoni che preparano il corpo allo stato di all’erta, pronto  a lottare o fuggire.

Quando siamo felici il sistema parasimpatico attiva sistemi opposti scaricando endorfine che generano uno stato di benessere e rilassamento; quando c’è tristezza vi è una caduta di energia e si ha un rallentamento del metabolismo.

Il dualismo tra “testa” e “cuore” ci accompagna per tutta la vita: osserviamo che più forte è la  componente emozionale, impulsiva, sentimentale e a volte illogica, più debole risulta nella mente razionale la capacità di riflettere e ponderare.

Quando le due menti entrano in conflitto, le manifestazioni sono spesso molto evidenti. Un’esplosione emozionale come ad esempio un attacco di collera, agisce come una sorta di “sequestro neuronale”: il sistema limbico nel cervello emotivo impone a tutto il cervello il suo ordine del giorno, senza dare il tempo alla corteccia cerebrale di valutare i pro ed i contro e di mediare la reazione con la razionalità.

Il Cervello Triuno e le Emozioni:  le emozioni hanno una mente autonoma

Se l’amigdala avverte una situazione di emergenza fa scattare quello che possiamo chiamare “grilletto neurale” che innesca velocemente una risposta, mentre la neocorteccia sta ancora elaborando una più sofisticata forma di reazione.

Ricerche in merito hanno dimostrato che nei primi millisecondi di percezione di un oggetto, avviene una valutazione inconscia in cui non solo comprendiamo quale sia l’oggetto stesso, ma decidiamo anche se ci piace o no.

L’inconscio presenta alla nostra consapevolezza, oltre all’identità di ciò che vediamo, anche un vero e proprio giudizio su di esso. Le nostre emozioni hanno dunque una mente autonoma, che può avere opinioni del tutto indipendenti da quelle della mente razionale. Queste opinioni inconsce sono memorie emozionali archiviate nell’amigdala.

Le ricerche sembrano dimostrare che nell’ippocampo (altra struttura del cervello limbico), sia conservato il ricordo particolareggiato del contesto di un evento, mentre l’amigdala ne trattiene il significato emozionale. Se quest’ultimo è caricato di stress eccessivo, allora si riaffaccerà alla memoria sottoforma di disagio più o meno intenso ogni volta che si verificheranno circostanze simili all’evento traumatico originario.

il-cervello-triuno-e-le-emozioni-4Il Cervello Triuno e le Emozioni: l’amigdala può fare confusione

Ecco perché, per esempio, Ipnosi, PNL, EFT e EFT-I, TAI, DMOKA possono risultare molto utili, per armonizzare stati emotivi problematici, anche se la persona non ricorda più a livello conscio quale sia l’episodio che ha originato il problema.

Queste tecniche sono in grado di intervenire per scaricare lo stress accumulato su un particolare tema e favorire una riorganizzazione che porta a una diversa percezione.  

Ciò permette così che il contenuto emotivo venga trasferito dal cervello limbico, (dove viene ripetuto in loop sempre nella modalità problematica), alla neocorteccia, in particolare ai lobi frontali, dove può essere finalmente “digerito” e archiviato.

In sostanza il cervello possiede due tipi di memoria : la prima è per i fatti ordinari, la seconda per tutto ciò che riguarda la sfera emotiva. Il ricordo che possiede l’amigdala ha però un carattere primitivo, poco elaborato che la predispone a errori di valutazione: spesso capita che il grilletto neurale scatti ancora prima di aver potuto avere conferma della natura dell’evento.

Le confusioni emozionali che possono determinarsi, sono basate sul sentimento prima che sul pensiero (emozioni precognitive): l’amigdala cioè può reagire con la collera o con la paura prima ancora che la corteccia cerebrale abbia potuto elaborare una valutazione dell’evento.

Gli stati d’animo che caratterizzano la nostra vita emotiva possono definire il nostro temperamento. Sarebbe opportuno però tenere sempre presente che non abbiamo mai problemi con l’evento stesso, ma con come la nostra mente se lo rappresenta internamente.

Lo diceva già Epitteto: Non sono le cose in se stesse a preoccupare, ma le opinioni che ci facciamo di esse. E quindi sta a noi lavorare sulle nostre rappresentazioni interne, così che siano congruenti con serenità e pace.

FONTI

https://www.psichepedia.it/index.php/psicologia-1/sezione-di-neuroscienze/37-neuro-neurofisiologia/neurofisiologia-3/309-mac-lean-evoluzione-del-cervello-