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Cos’è la compassione e perché è opportuno svilupparla

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Cos’è il sentimento della compassione e perché  sarebbe opportuno  svilupparla?

L’affermazione del  medico e filantropo Albert Schweitzer, premio Nobel per la Pace nel 1952: “Fino a quando il cerchio della compassione non abbraccerà tutti gli esseri viventi, l’uomo non troverà pace per se stesso”, è piuttosto esplicativa.

Nel Buddismo, la compassione è un valore fondamentale, e  significa desiderare e esprimere il bene  nei confronti di ogni essere. L’empatia è la capacità di sentire l’altro, la compassione è a un gradino superiore: la capacità di aprire il cuore per le sofferenze dell’altro e possibilmente agire per migliorare la situazione.

Entrambi questi sentimenti presuppongono un’elevata sensibilità verso il prossimo e l’ambiente esterno, la Natura, gli animali e  l’intero ecosistema. Presuppongono individui guidati da valori di responsabilità e bene comune nelle loro scelte, che si prendono cura  del pianeta e di tutto ciò che ci sta sopra e si rendono disponibili ad azioni utili, sempre nei limiti delle loro possibilità.

La compassione è uno stato interiore che conduce all’altruismo, a qualche tipo di azione per cercare di cambiare le condizioni disagevoli dell’altro. Si pone perciò all’opposto del desiderio di violenza o di vendetta, che a volte sarebbe naturale provare nei confronti delle tante schiaccianti ingiustizie che quotidianamente sono sotto i nostri occhi.

Cos’è la compassione: le qualità del cuore

Quello di cui parliamo non è quindi la compassione cristiana, che è più un sentimento di pietà in cui ci si sente superiori a colui che soffre. Lo scrittore Paul C. Roud afferma in proposito: “Compassione e pietà sono assai differenti. Mentre la compassione riflette l’anelito del cuore a immedesimarsi e soffrire con l’altro, la pietà è una serie controllata di pensieri intesi ad assicurarci il distacco da chi soffre”.

L’autentica compassione giunge da un livello superiore: le qualità del cuore. Il livello del cuore è  detto anche quarta dimensione: non seziona in parti, non giudica, ma com-prende, sa che non c’è separazione tra gli esseri, anche se all’apparenza potrebbe sembrarlo.

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La compassione per gli altri inizia con la comprensione che ogni essere sul pianeta sembra altro da noi, ma interiormente siamo tutti parte dello stesso inconscio collettivo, e siamo tutti Uno. Più questo  livello di comprensione e sensibilità diventerà prevalente, più ci sarà giustizia e  il mondo intero sarà migliore. Da diverse fonti si afferma che l’Uomo Nuovo avrà queste caratteristiche.

Il termine compassione è spesso affiancato a quello di saggezza, quella qualità nell’essere umano che permette una visione più ampia e consapevole e porta a vivere in armonia con la vita e l’ambiente, piuttosto che in continua lotta, o nello sfruttamento indiscriminato di esseri e risorse per un guadagno personale che non si cura delle conseguenze.

Cos’è la compassione e perché è opportuno svilupparla: i benefici

Se agiamo guidati dalla compassione si genera una forte risposta nella parte del sistema cerebrale collegata al benessere. Gli studi in proposito dimostrano che connettersi con gli altri in modo  compassionevole aiuta ad avere una migliore salute mentale e fisica e addirittura permette di rimettersi più velocemente dalle malattie.

Il nostro benessere psicologico migliora per il semplice fatto che l’atto di dare risulta molto appagante, anche più del ricevere.

Uno studio condotto presso il National Institutes of Health ( USA) ha dimostrato che i  centri del   nel cervello che rispondono sia quando riceviamo denaro che quando lo doniamo in beneficenza, sono gli stessi che si attivano quando proviamo piacere.

Un’altra ragione per cui la compassione è così benefica per chi la agisce è che crea uno stato di benessere positivo, una sorta di serena felicità che ha enormi ripercussioni a livello fisico.

Uno studio condotto presso l’Università della California ha evidenziato che i livelli di infiammazione cellulare delle persone che praticano la compassione e risultano “molto felici” per questo, sono molto bassi. Sappiamo che l’infiammazione è il precursore di molte malattie, tra le quali malattie neurodegenerative  e cancro.

Curioso abbastanza un particolare: le persone che si dichiarano “molto felici” soltanto perché vivono una “bella vita” in senso individualistico o della carriera, quindi per una felicità più “egoistica”, presentano livelli di infiammazione più elevati. Ciò indica abbastanza chiaramente che il vero benessere non dipende meramente dalla felicità, ma soprattutto dalla pienezza dell’essere, e questa può essere raggiunta spendendosi per chi ha bisogno.

La compassione si può imparare

Richard Davidson, neuro-scienziato presso l’Università del Wisconsin, ha condotto una ricerca  sugli effetti della compassione sul cervello, e su quelli di gentilezza e tenerezza.

In uno dei suoi esperimenti, Davidson istruì i partecipanti a meditare con una antica tecnica buddista, conosciuta come meditazione compassionevole, e che consiste nel visualizzare la sofferenza di qualcuno  e di esprimere il desiderio di alleviarla.

Si inizia con una persona cara,  si prosegue con sé stessi e poi con uno sconosciuto. Infine, si pratica per qualcuno che si percepisce come ”nemico”, con il quale c’è, o c’è stato, un conflitto irrisolto.

Ad un altro gruppo di persone venne insegnata la tecnica della ristrutturazione cognitiva, in base alla quale i partecipanti dovevano imparare a rivedere i loro pensieri per essere meno negativi.

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In seguito, si mise alla prova la compassione dei partecipanti chiedendo loro di partecipare ad un gioco altruistico: i partecipanti avevano a disposizione una certa somma e dovevano decidere quanto donare a un bisognoso, e quanto tenere per sè.

Risultò che le persone che erano state addestrate nella meditazione compassionevole erano più generose nel condividere i loro soldi per aiutare, mentre quelle  della ristrutturazione cognitiva lo erano di meno. Come parte dell’esperimento vennero valutati i cambiamenti a livello cerebrale.

Non c’erano dubbi: coloro che praticavano la meditazione compassionevole mostravano un aumento dell’attività della corteccia parietale inferiore, la regione coinvolta nell’empatia e nella comprensione degli altri.

Si riscontrò anche un aumento dell’attività nella corteccia prefrontale dorso-laterale e nel nucleo accumbens, due aree del cervello coinvolte nella regolazione emotiva e nelle emozioni positive.

Ciò significa che la compassione è un’abilità che può essere sviluppata. Una delle cose più importanti che Davidson ha scoperto è che “la gentilezza e la tenerezza si possono allenare a qualsiasi età”, anche se iniziare fin da piccoli ha un grande valore aggiunto.

Come  sviluppare la compassione: un esercizio   

  1. Concentrati sul presente e porta l’attenzione su emozioni, sensazioni, sentimenti e pensieri.
  2. Pensa a qualcuno che ami e che sta soffrendo. Pensa alle diverse manifestazioni di quella sofferenza, indipendentemente dal fatto che tu le abbia potute osservate o meno.
  3. Pensa a come potresti aiutare quella persona a superare la sua sofferenza. Desideralo con tutto te stesso. Mantieni questo pensiero per un momento e concentrati sulle tue sensazioni e emozioni.
  4. Infine pensa alla tua sofferenza e trasferisci questo impulso amorevole di aiutare gli altri e migliorare le loro condizioni su te stesso. Questo passaggio serve a facilitare l’auto-compassione, in modo tale  da sviluppare un rapporto migliore con se stessi.

Quando ti sei impratichito puoi ripetere questo esercizio mettendo ai punti 2 e 3 prima uno sconosciuto e infine qualcuno che non ti piace, o per il quale senti ostilità. In questo caso l’esercizio potrà risultare molto liberatorio, e dare un aiuto per lasciare andare anche  odio e rancore.

Essere compassionevoli inoltre aumenta la nostra autostima e la capacità di superare situazioni frustranti e stressanti o dolorose, perché alza il nostro livello di sopportazione del dolore e di tolleranza alle frustrazioni.

La compassione e le difficoltà attuali

Al momento, in tutto il mondo con gradi diversi di intensità, siamo alle prese con una situazione di crisi molto difficile.  Sembra che noi, il popolo, veniamo vessati da un potere dai tratti totalitari, si tratti dei governi o delle multinazionali del farmaco.

Nell’informazione mainstream la menzogna regna sovrana, confusione e discordia dividono le famiglie, si rompono amicizie di lunga data nel conflitto tra chi si chi si allinea con la narrazione ufficiale e chi si accorge di tutte le incongruenze e non ci sta.

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E i tempi futuri si preannunciano anche più preoccupanti, con la catastrofe incombente dell’economia, inflazione e probabili carenze di cibo e di beni di prima necessità. In questo scenario la compassione diventa un ingrediente fondamentale.

Nel Buddismo  troviamo il concetto di esho funi, che significa “unicità di vita e ambiente”, che significa tutto dipende da noi, sofferenza e felicità. Secondo questi insegnamenti, noi stessi siamo responsabili della nostra vita e di quello che ci succede, e tutto è interdipendente.

Il punto di partenza non è quindi fuori di noi, per ricondurre poi quanto accade alla nostra esistenza, ma il contrario: è il dentro a determinare il fuori, come dice anche un principio dell’Alchimia.

Anche la Fisica Quantistica afferma che quanto succede sulla Terra rispecchia il livello di coscienza dell’uomo. Alla luce di questa visione è opportuno superare la percezione dualistica tra “i cattivi” (quelli che ci vessano) e  noi, “le vittime” della situazione.

La dualità esiste solo come livello di coscienza, mentre in realtà siamo tutti Uno. Possiamo perciò ipotizzare che quanto sta accadendo sia determinato da un’esigenza di pulizia dell’Ombra che alberga in ognuno di noi: la morte di un vecchio modo di essere, per la nascita del Nuovo.

Aprire il cuore per noi stessi e per ogni essere

Alla luce di questa visione, ci aiuterà aprire il cuore per le nostre sofferenze e per quelle di tutti gli esseri accumunati in questa avventura, comprendendo che siamo noi stessi a volere e determinare tutto quanto sta accadendo, conservando la fiducia che tutto quello che si verifica è per  un bene superiore.

Non è certo facile guidare la mente a restare fiduciosa e positiva in questo momento storico. Gli impedimenti sono soprattutto traumi, shock irrisolti e condizionamenti del passato, che stimolati dalle difficoltà nel presente, ci portano in regressione e rischiano di travolgerci.

Ecco perché lavorare su di sé per alleggerire il proprio carico può essere fondamentale. Alcune tecniche utili in proposito: Ipnosi, Ipnosi Regressiva, PNL, DMOKA, EFT e EFT-I, TAI, Ager.

Solo quando siamo liberi dal dolore del passato infatti possiamo recuperare lo spazio per essere nel flusso della vita, affrontare la paura e conservare la fede in un futuro di nuove opportunità, armonia e fratellanza.

FONTI

https://lam44.altervista.org/la-compassione/

https://www.terranuova.it/News/Crescita-interiore/Richard-Davidson-La-base-per-un-cervello-sano-e-la-bonta

www.unlapescia.it/infea2005_06/cristiana/esho_funi.htm