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Ottimismo e Pessimismo: perché è meglio scegliere il primo

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Ottimismo e pessimismo: due modi antitetici di affrontare la vita …vediamo perché è meglio scegliere il primo!

L’ottimismo è l’attitudine a porsi in modo positivo e fiducioso rispetto alle proprie possibilità e ai fatti della vita. Il pessimismo è l’atteggiamento costante e sistematico di sfiducia nei confronti di se stessi e dell’esistenza. Per comprendere le differenze tra questi due “stili” ci riferiamo al classico bicchiere con l’acqua a metà: mezzo pieno o mezzo vuoto?

L’ottimista coltiva una visione della vita positiva, questo gli permette di focalizzarsi di preferenza sulle soluzioni ai problemi, più che a quest’ultimi. La tendenza istintiva del pessimista è invece guardare la vita con preoccupazione e ansia, aspettandosi il peggio.

Egli focalizza la sua attenzione più sulle difficoltà presenti o da affrontare, piuttosto che sulla fiducia nelle risorse interiori necessarie per potercela fare, o sui successi passati, possibile base e ispirazione per quelli futuri.

E se il pessimista di fronte alle difficoltà tende a pensare che nascondano insidie e ostacoli insormontabili, l’ottimista tende invece a considerare la vita con serenità ed entusiasmo e si accinge ad affrontare le difficoltà con energia e spirito combattivo.

Ottimismo e Pessimismo: il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?

Riprendendo la metafora del bicchiere, vederlo mezzo pieno fa sì che l’ottimista si dia da fare per reagire alle contingenze in maniera attiva e propositiva, non lasciandosi sopraffare da difficoltà o ostacoli che si frappongano tra lui e il suo obiettivo. Spesso l’ottimista è abbastanza flessibile da cogliere che gli ostacoli appaiono tali solo a causa di una percezione limitata delle cose: la medesima difficoltà, cambiando la prospettiva,  può trasformarsi in una nuova opportunità.

L’ottimista ha fiducia nella vita, sa che ogni difficoltà, ogni problema si manifesta per una buona ragione e porta con sé la sua soluzione, anche se forse quest’ultima non viene servita su un vassoio. Magari ci vuole molto impegno per trovarla, ma poi si scopre che ne valeva sempre la pena… E se non salta fuori, allora significa che va bene così, e serve ampliare ulteriormente la comprensione e la prospettiva per cogliere il senso positivo del piano sottostante agli eventi.

Rispetto ai pessimisti invece, numerosi studi hanno messo in luce come essi si arrendano più facilmente di fronte alle difficoltà, abbiano meno successo nel lavoro, cadano più spesso in depressione e si ammalino più facilmente.

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Ottimismo e Pessimismo: cosa determina gli eventi?

Sappiamo che è il dentro a predisporre il “fuori”, quindi le loro convinzioni inconsce negative attirano eventi, situazioni e persone congruenti con questi programmi. E quello che accade è che il pessimista, di solito, prende gli eventi infausti non come stimolo a darsi da fare per cambiare la sua attitudine, ma come prove inconfutabili che la sua sfiducia verso l’esistenza è “giusta”.

Risulta che le persone ottimiste hanno migliori risultati nello studio, nel lavoro e nello sport; dimostrano più abilità nei test attitudinali e tendono ad essere scelti più spesso dei pessimisti per ricoprire cariche politiche o dirigenziali. E, cosa forse più importante, si è rilevato che gli ottimisti godono di un miglior stato di salute. L’attitudine positiva infatti sembra sostenere e stimolare positivamente il loro sistema immunitario, che funzionando in modo più efficiente fa sì che si ammalino di meno, invecchino meglio e vivano più a lungo.

Con un’attitudine positiva, anche quando le cose non vanno per il meglio, le persone si ammalano di meno e quando soffrono di qualche infezione guariscono più velocemente.

I pessimisti invece, aspettandosi sempre il peggio e focalizzandosi sugli aspetti negativi dell’esperienza, inducono in sè emozioni di pericolo e paura e vivono  in un perenne stato di stress. Ci sono innumerevoli studi che dimostrano come lo stress sia alla base delle malattie.

Ottimismo e Pessimismo: correlazione tra emozioni e sistema immunitario

La correlazione tra emozioni e sistema immunitario, tra emozioni, malattia e benessere è stata ormai ampiamente documentata. Il benessere psicofisico è infatti direttamente collegato alle sostanze che si liberano nel corpo/mente a seconda delle emozioni che proviamo: endorfine e  serotonina per le emozioni che trasmettono benessere, adrenalina, noradrenalina, dopamina ecc. per le emozioni percepite come “minacciose”. Si tratta di ormoni naturali potenti come droghe che hanno un forte impatto sul nostro equilibrio psicofisico.

Per reagire a ipotetiche minacce, perlopiù infatti il pessimista immagina un futuro negativo,  il cervello produce gli ormoni (come adrenalina e noradrenalina) per predisporre il corpo a lottare o fuggire.

Ma al giorno d’oggi, nella quotidianità di norma non si esplicitano più lotta o fuga a livello fisico, che permetterebbero al  corpo di smaltire queste sostanze. Perciò, se lo stress si presenta spesso, alla lunga l’accumulo di questi ormoni  indebolisce il sistema immunitario, la sentinella a difesa dell’organismo. Per un approfondimento sullo stress vedi: https://ilcorpoinmente.it/cosa-e-lo-stress-suoi-effetti-ipnosi-tecniche-psicocorporee/

Scegliere di essere ottimisti  non significa certo lasciare da parte i problemi o non dare importanza a quello che ci succede. Si tratta piuttosto di un modo di porsi, di una sorta di filosofia di vita che può apportarci molti benefici.

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E’ ormai dimostrato che le persone che soffrono di malattie croniche, o di qualche grave problema di salute, possono migliorare o peggiorare a seconda del loro stato d’animo. Ad esempio, se sono depresse o angosciate, la patologia si sviluppa in modo più grave o progredisce in modo infausto,  rispetto a chi è ottimista e conserva fiducia e speranza nelle sue possibilità di guarigione.

Se si è pessimisti e non si vede altro che il lato negativo di ogni cosa, è molto probabile che ci si ammali di più. Visto che  il sistema immunitario risulta indebolito dall’abituale presenza di emozioni che provocano disagio, la resistenza del corpo ai virus e ai batteri è minore.

Ottimismo e Pessimismo: l’Ottimismo può essere una scelta !

Pare che, anche solo a un primo sguardo, sia evidente che essere ottimisti procura molti vantaggi. Tuttavia, a questo punto, è opportuno porsi alcune domande: innanzitutto, perché alcune persone sono prevalentemente ottimiste e altre invece pessimiste?

E ancora, se apparteniamo alla categoria dei pessimisti, dobbiamo ipotizzare di essere destinati a rimanerlo tutta la vita o possiamo anche decidere che non ci va più e fare qualcosa per poter diventare ottimisti?

La mia esperienza personale trentennale nel riequilibrio corpo/mente, è che la propria attitudine si può cambiare, per questo nel titolo evidenzio la parola “scegliere”. Ma vediamo cosa afferma, dopo uno studio decennale sul tema, lo psicologo Martin Seligman, fondatore della psicologia positiva.

Per Seligman l’ottimismo non è un dono genetico, ma un’attitudine, e perciò può essere una scelta, si può apprendere e migliorare. Secondo Seligman essere ottimisti è un modo di vivere che nella sua visione è la condizione corretta e necessaria per prosperare e raggiungere  benessere e successo.

Ottimismo e Pessimismo: cosa c’è alla base di queste diverse percezioni?

 Seligman sostiene che alla base dell’ottimismo e del pessimismo ci sono sostanzialmente due elementi: la sensazione di poter esercitare o meno un controllo sugli eventi e il modo con cui ci spieghiamo ciò che ci accade

Chi si percepisce come impotente, avrà maggiore probabilità di sviluppare il pessimismo di chi, al contrario, è convinto di poter influire su circostanze ed eventi così da raggiungere gli obiettivi desiderati. E’ importante sottolineare che la percezione di sentirsi impotenti o invece in grado di influire attivamente su ciò che ci accade, si costruisce sulle convinzioni di base che ognuno ha interiorizzato per spiegarsi gli eventi negativi o positivi con cui ha a che fare nella vita.

Sostanzialmente, secondo Seligman, come la persona si spiega la vita dipende moltissimo dalla visione che l’individuo ha di sé: ritiene di avere il suo posto nel mondo o no? Di essere una  persona di valore e meritevole, oppure di scarso valore e immeritevole? Nel primo caso ci sono molte probabilità di avere a che fare con una persona ottimista, nel secondo con una pessimista.

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Giacomo Balla: Pessimismo e Ottimismo

Nello specifico la percezione di sé e degli eventi è caratterizzata da tre aspetti:

la permanenza – riguarda il tempo e il modo in cui ci spieghiamo gli eventi: le persone pessimiste credono che le cause dei propri successi o fallimenti perdurino nel tempo e non siano modificabili

la pervasività – riguarda lo spazio: alcuni riescono a mettere da parte i loro problemi e ad andare avanti anche quando sono alle prese con un’avversità in un campo importante della loro vita, ad esempio il lavoro o un legame affettivo. Altri invece tendono a fare di tutto una catastrofe; quando un aspetto della loro vita fallisce deducono che tutto sia in rovina.

Quest’ultimi sono ovviamente i pessimisti,  quando sperimentano un insuccesso in un’area della loro vita tendono ad arrendersi anche rispetto a ogni altro ambito. Le persone ottimiste invece, sanno dare spiegazioni specifiche, sebbene possano anche diventare impotenti nel campo in cui hanno sperimentato un insuccesso, sanno comunque mantenersi attive e risolute in altri ambiti della vita.

Anche avere o non avere speranza è connesso a questi due diversi modi di spiegarsi gli eventi: infatti è più facile riuscire a sperare quando si trovano cause temporanee e specifiche alle avversità. Da questo punto di vista, spiegarsi gli eventi con cause temporanee limita l’impotenza nel tempo e spiegarsi gli eventi usando cause specifiche limita l’impotenza alla situazione d’origine, impedendole così di dilagare in tutti i campi dell’esistenza.

la personalizzazione –  riguarda l’attribuzione causale degli eventi: pensiamo che gli eventi siamo causati da noi stessi o da fattori esterni? Gli ottimisti tendono ad interpretare gli insuccessi come eventi occasionali e circoscritti e i successi come conseguenza delle loro qualità.

I pessimisti fanno l’opposto: vedono i successi come eventi occasionali e circoscritti e sono portati a credere che la causa dei loro fallimenti sia da ricercarsi in loro aspetti negativi o nella mancanza di abilità che, pensano, non riusciranno mai ad avere. Con questi presupposti è facile capire come chi è pessimista tenda ad arrendersi facilmente di fronte a difficoltà e  insuccessi.

Trasformare il Pessimismo: strategie e tecniche

Possiamo quindi affermare che ottimisti o pessimisti non si nasce, ma lo si diventa. Alla luce di queste ricerche, è evidente come l’ambiente familiare, le credenze dei genitori rispetto a se stessi e alla vita e i condizionamenti dell’educazione possano influire moltissimo su come percepiamo noi stessi e la realtà.

Secondo Seligman, se non lo si è sviluppato da soli, anche l’ottimismo può essere appreso. Se un pessimista vuole cambiare, ammesso che sia disponibile a capire che l’interpretazione della realtà si basa su dati soggettivi e non oggettivi, anche lui può trasformare la sua visione delle cose in positivo. L’ottimismo si può quindi imparare esercitando la flessibilità e una maggiore consapevolezza di come siano i nostri programmi inconsci a determinare la natura delle nostre esperienze.

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Come  fare? Innanzitutto  riconoscere quando, di fronte un determinato evento negativo, per spiegarlo a se stessi si sta utilizzando uno schema pessimista. Dopo aver raggiunto tale consapevolezza, è possibile adottare due strategie per trattare la convinzione pessimista.

La prima è molto semplice: consiste nel distrarsi e cercare per quanto possibile di interrompere i pensieri negativi. In questo senso può essere utile, in presenza di pensieri pessimisti, visualizzare nella propria mente l’immagine di un grosso timbro rosso che stampa un grande STOP sopra i pensieri negativi.

La seconda strategia è più complessa e consiste nel mettere in discussione le proprie credenze pessimiste. Innanzitutto è necessario prendere le distanze dalle convinzioni negative, qualificandole appunto come mere convinzioni e non come letture oggettive della realtà.

E’ perciò opportuno sospendere  il giudizio e prendere le distanze dalla credenza in questione. In secondo luogo è necessario mettere la convinzione in discussione, per stabilire se essa sia vera o meno. Per farlo si possono seguire quattro  modalità:

1.Raccogliere  evidenze che dimostrino la fondatezza o meno della credenza negativa;

2.Cercare spiegazioni alternative al punto di vista svalutante. Ad esempio un insuccesso può essere spiegato in molti modi, non necessariamente con convinzioni pessimiste;

3.Evitare di catastrofizzare, se anche si vive un insuccesso non fare di tutta l’erba un fascio, e quindi circoscrivere l’esito  sfavorevole e le valutazioni in proposito ad un determinato ambito;

4.Imparare dagli errori. E’ importante saper imparare dall’esperienza e quindi riconoscere eventuali errori commessi e tenerli presenti come aiuto a migliorare la prestazione in futuro.

Le conclusioni di Seligmar  sono perfettamente in linea con il lavoro del biologo di fama mondiale Bruce Lipton. Nel suo libro Biologia delle credenze,  Lipton dimostra che non è il patrimonio genetico ereditato a determinare la nostra vita, la nostra salute, e ciò che siamo, ma ciò in cui crediamo.

Lipton dimostra in maniera inoppugnabile che l’ambiente, i nostri pensieri e le nostre esperienze determinano ciò che siamo, il nostro corpo e ogni aspetto della nostra vita.

Tutti aspetti sui quali possiamo intervenire, perché ricordiamo, come già  Marco Aurelio imperatore romano e filosofo affermava: Se siete afflitti da qualcosa di esterno, il dolore non è dovuto alla cosa in sé ma alla valutazione che voi ne fate; valutazione che avete il potere di revocare in qualsiasi momento.

E numerose sono le tecniche che ci permettono di  modificare i parametri della nostra valutazione, per liberarci dai condizionamenti del passato e dai vecchi traumi e riorganizzare la percezione delle nostre memorie, per esempio: Ipnosi, PNL , Autoipnosi, DMOKA e Psyck-K, e tecniche di psicologia energetica come  EFT, EFT Integrata e TAI.

Solo quando siamo liberi dal dolore del passato possiamo recuperare lo spazio per  essere nel flusso dell’esistenza, vivere più consapevolmente nel presente, esercitare il nostro diritto di nascita a fidarci della vita .

FONTI

Martin Seligman, Imparare l’ottimismo. Come cambiare la vita cambiando il pensiero, ed. Giunti