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Le emozioni inducono in noi stati alterati di coscienza, vere e proprie  trance.

Quando siamo preda di un’emozione esiste solo quella realtà e nessun’altra informazione può entrare nel sistema.

Per un certo tempo vediamo tutto  attraverso le lenti deformanti dello stato d’animo che l’emozione crea. Mentre questo accade è molto difficile uscire da questa sorta di ipnosi. I persuasori occulti della pubblicità e della politica, ad esempio, sono abili a usare le emozioni per manipolarci … Amiamo le emozioni che ci fanno sentire bene e proviamo avversione e rifiuto per quelle che ci trasmettono malessere e perciò definiamo “negative”. In realtà  le emozioni in sé sono tutte manifestazioni naturali, e se le proviamo è perché ne abbiamo bisogno.  La gestione delle emozioni è un aspetto fondamentale per la comunicazione con l’inconscio, alla base del nostro benessere o malessere, ed è utile  sottolineare alcuni aspetti (vedi anche “La chiave del cambiamento” ).

Emozioni e ormoni naturali

Le emozioni non sono in realtà nient’altro che risposte adattive, un insieme di risposte neurali e chimiche nell’organismo per permettere all’individuo di interfacciarsi nel modo migliore con ciò che sta all’esterno. Ogni emozione, tramite  l’ipotalamo,  produce un insieme di sostanze chimiche, i neuropeptidi, catene di amminoacidi fatte di proteine. Ogni emozione ha una sostanza chimica ad essa associata ed è l’assorbimento di queste sostanze nel corpo attraverso le cellule a dare origine alla sensazione che ci porta a identificare e dare un nome-etichetta alla sensazione che stiamo provando, ad esempio: rabbia, gioia, amore, ecc.

Per le emozioni che ci trasmettono disagio si attiva la risposta della nostra parte animale, di lotta o fuga. Ecco che se proviamo rabbia il sangue affluisce alle mani, e la produzione di alcuni ormoni, come l’adrenalina, porta  accelerazione del battito cardiaco e genera un forte impulso energetico. Se si genera paura invece, il cervello scarica una serie di ormoni che mettono  il corpo in stato di all’erta, il sangue affluisce ai muscoli facendo impallidire il volto e rendendo irti i peli che rivestono la pelle. Se proviamo tristezza si verifica una caduta di energia e  il  rallentamento del metabolismo.

Un’esplosione emozionale, come ad esempio un attacco di collera, è una sorta di “sequestro neuronale” in cui il sistema limbico impone la sua lettura degli eventi senza dare alla corteccia cerebrale (la parte più evoluta) il tempo di valutare e decidere come  rispondere. Nei momenti felici invece il sistema parasimpatico attiva sistemi opposti a quelli di “pericolo”, scaricando endorfine che generano uno stato di rilassamento e benessere.

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Qual’è il compito delle emozioni?

Compito delle emozioni è attivare una reazione specifica verso un stimolo induttore, interno o esterno, e in questo modo regolare l’ambiente interno così da preparare l’organismo a dare la risposta adeguata alla situazione. Quindi oltre che innescare nel corpo-mente le risposte più adeguate per reagire agli stimoli, le emozioni servono anche a guidare il cervello a trovare i ricordi “giusti” in relazione alle diverse situazioni, rafforzando parti della memoria a lungo termine. Le emozioni risultano essere quindi risposte automatiche per la protezione della vita, risposte dell’organismo messe a punto in migliaia di anni di evoluzione per garantire la sopravvivenza. E’ soltanto la nostra “gestione” quindi che può rendere le nostre emozioni positive o distruttive.

L’inconscio e  la gestione delle emozioni

Anche se condividiamo lo stesso “veicolo” corpo-mente, le nostre inclinazioni biologiche sono però influenzate da aspetti che si differenziano, come: educazione, estrazione sociale, cultura, stato di provenienza, momento storico ecc. e inoltre disposizioni personali. Se per  esempio, alla perdita  di una persona cara sentirsi addolorati è comune, può invece variare molto  il modo di esprimere ed elaborare il lutto.

Le emozioni vengono dall’inconscio, ecco perché possiamo diventare schiavi di relazioni, sostanze e dipendenze varie che inducono emozioni che ci piacciono, anche quando  la nostra mente conscia, che si rende conto e ragiona,  non approva. Per tutta la vita siamo alle prese con ciò che dice la testa, la ragione, e la potenza delle emozioni, che  salgono dall’inconscio. Quello che sappiamo è che più è forte il sentimento, più si imporrà  la  mente inconscia, emozionale, impulsiva, illogica, che non si cura delle conseguenze, e  più debole  risulterà la voce della mente razionale, con le sue capacità di riflettere e ponderare. L’inconscio ha un potere quasi 10 volte più grande del conscio, e ha una diversa visione rispetto alle emozioni. La mente cosciente tende a vivere tensioni e   emozioni come potenzialmente pericolose, mentre l’inconscio ricerca emozioni, intensità e  piacere.  Sapendo questo, per non correre il rischio che l’inconscio ci trascini in storie distruttive, per dargli ciò che lo fa sentire bene, è opportuno fare spazio nella nostra vita per attività e situazioni “sane” che ci appassionano   e ci emozionano.

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Se vogliamo impostare una comunicazione corretta tra la mente conscia e l’inconscio, per poterlo guidare e non esserne preda, per prima cosa è necessario riconoscere ciò che accade dentro di noi, e accogliere con presenza e accettazione  ciò che sentiamo.

Ecco cosa dice Osho al riguardo:

L’unico problema con la tristezza, la disperazione, la rabbia, l’ansia e l’infelicità, è che vuoi sbarazzartene. Questo è l’unico ostacolo. Devi vivere con queste emozioni; sfuggire non è possibile. Esse sono le componenti della situazione in cui la vita può crescere e diventare integrata. Sono le sfide della vita. Accettale. Sono benedizioni sotto mentite spoglie. Se vuoi sfuggirle, se vuoi in qualche modo sbarazzartene, allora nasce il problema, perché quando vuoi liberarti di qualcosa non la guardi mai in modo diretto; a quel punto quella cosa cercherà di nascondersi, perché tu la condanni. Andrà più in profondità nell’inconscio, si nasconderà negli angoli più oscuri del tuo essere dove non riuscirai più a trovarla. Si sposterà nella cantina del tuo essere, e lì si nasconderà. Ma, naturalmente, più va in profondità e più problemi provoca, perché si mette ad operare da angoli sconosciuti del tuo essere e tu ti ritrovi completamente impotente.

Quindi la prima cosa è: non reprimere mai. La prima cosa è: ciò che è, è. Accetta e lascia che accada; lascia che appaia proprio davanti a te. In realtà, il solo affermare: “Non reprimere”, non è sufficiente. Se me lo permetti, vorrei dire: “Fattela amica”. Ti senti triste? Fai amicizia con questa sensazione. Abbine compassione. Anche la tristezza ha un suo essere. Lascialo apparire, abbraccialo; siedi insieme a esso, e tienilo per mano. Sii amichevole. Amalo. La tristezza è bellissima! Non c’è nulla di sbagliato in essa. Che ti ha detto che c’è qualcosa di sbagliato nell’essere tristi? La tristezza può solo darti profondità. La risata è superficiale, la felicità è solo a fior di pelle. La tristezza arriva fino alle ossa, al midollo. Nulla va così in profondità come la tristezza.

Quindi non preoccuparti. Resta con l’emozione, ed essa ti condurrà fino al tuo nucleo più profondo. Viaggerai su quest’onda e sarai in grado di apprendere alcune cose nuove sul tuo essere, cose che non avevi mai saputo prima. Quelle cose possono esserti rivelate solo in uno stato di tristezza, non in uno di gioia. L’oscurità è anch’essa positiva, l’oscurità è anch’essa divina. Una persona che riesce essere paziente con la sua tristezza, all’improvviso una mattina scoprirà che la felicità sta sorgendo nel suo cuore da qualche fonte nascosta. Quella fonte nascosta è l’esistenza. Ti sei guadagnato la felicità se sei stato autenticamente triste; se sei stato autenticamente disperato, infelice, ti sei guadagnato il paradiso. Ne hai pagato il prezzo.

Affronta la vita, confrontala. Ci saranno momenti difficili, ma un giorno vedrai che quei momenti difficili ti hanno dato forza, proprio perché li hai affrontati. Erano necessari. Mentre li stai attraversando sono difficili, ma dopo vedrai che ti hanno reso più integrato. Senza quei momenti non avresti mai trovato il tuo centro, le tue basi. Fa’ che esprimere sia una delle regole fondamentali della tua vita. Se devi soffrire per questo, soffri pure, ma non sarai mai un perdente. Quella sofferenza ti renderà sempre più capace di goderti la vita, di celebrare la tua vita.” da L’Arte di Morire, discorso n.10

Riepilogando: Noi tendiamo a identificarci con ogni cosa, e specialmente con ciò che è “forte”, come le emozioni. Ma non siamo le emozioni, così come non siamo il corpo e i suoi processi, i pensieri, le nostre memorie …

Quindi, tenendo questo a mente, innanzi tutto è importante accettare di sentire quanto sale dall’inconscio, perché vuole comunicare qualcosa di importante per noi. Se accogliamo invece di respingere potremo portare nella coscienza ciò che ha bisogno di essere riconosciuto  ed eventualmente elaborarlo e trasformarlo. E ricordiamo a noi stessi: “io non sono questa emozione”, perciò impariamo a sentirla e  viverla  mantenendo allo stesso tempo  il contatto con il nostro “centro”, il testimone, la parte consapevole che può osservare. Se possiamo ricordare che in realtà proviamo emozioni per le particolari caratteristiche del veicolo  corpo/mente che abbiamo in dotazione:  la mente, il cervello, il sistema nervoso, la nostra fisiologia, allora  possiamo imparare a vivere e onorare  le emozioni senza farci travolgere.

FONTI

Candace Perth: Molecole di Emozioni – perché sentiamo quello che sentiamo, ed. Tea

Annalisa Faliva: Invito al Benessere, ed. Urra

Osho: L’Arte di Morire, ed. La Giuntina