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Sempre di più si parla di Meditazione, più recentemente di Mindfulness, ma spesso è evidente che ci sono molte idee confuse sull’argomento. Ad esempio “Mindfulness” e Meditazione in cosa si differenziano?

Si pensa comunemente che meditare sia complicato, che significhi produrre il vuoto mentale – cosa notoriamente difficilissima – che preveda posizioni disagevoli e scomode per la maggior parte delle persone. Questo, e la difficoltà di orientarsi tra le tante tecniche esistenti, finisce per tenere lontani i più da quella che sarebbe auspicabile diventasse una pratica quotidiana facile e naturale.

Cos’è la meditazione?

E’ bene tenere presente che la meditazione ci permette innanzi tutto di orientarci nella giusta direzione: dentro di noi e verso il centro. Tutti gli insegnamenti spirituali insistono a dire che dentro sta la chiave per tutte le risposte.

Le risposte sono dentro, in quello spazio interiore dove per l’appunto abbiamo timore ad avventurarci, e la meditazione può aiutarci a semplificare e darci gli strumenti che servono per farlo. E quando iniziamo a praticarla ben presto scopriamo che ne veniamo arricchiti, nutriti, rigenerati, come chi si accosta a una fonte risanatrice, disponibile, a patto di cercarla.

La mente in cui viviamo abitualmente, quella detta “ordinaria”, è una mente inconsapevole. I pensieri che ci girano in testa sono perlopiù vecchi schemi sempre uguali che si ripetono: si tratta di condizionamenti, e la maggior parte di questi pensieri non sono nemmeno nostri.

Li abbiamo assimilati dalla famiglia, dall’educazione, dall’ambiente; altri arrivano da lontano,  da antenati che nemmeno abbiamo conosciuto e altri ancora appartengono all’inconscio collettivo, della nostra nazione e del pianeta. In definitiva pochi dei nostri pensieri derivano da esperienze e vissuti personali.

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Meditazione  e  Mindfulness: mettere le briglie alla mente ordinaria

Nello stato di coscienza abituale, che possiamo definire di  ordinaria inconsapevolezza, siamo identificati con il contenuto dei  nostri pensieri e delle nostre emozioni, reazioni, desideri, avversioni, che ci mantengono in una condizione di disagio continuo e di insoddisfazione; ci sentiamo incompleti e privi di libertà. In questo stato possiamo affermare che è la mente a usare noi.

Ma possiamo imparare a disciplinare e guidare l’attività di pensiero. Si tratta di comprendere che non è utile “nutrire” le attività ripetitive della mente ordinaria, mentre lo è moltissimo imparare a osservare quello che fa, proprio come un testimone che guarda il traffico dei pensieri ripetitivi senza coinvolgersi.

Ci vuole del tempo per riuscirci ovviamente, ma tutti i tentativi e gli sbagli vanno bene, stiamo comunque imparando a mettere le briglie al cavallo selvaggio della mente ordinaria, detta anche la “mente scimmia”, e non c’è nessun risultato da raggiungere se sono essere lì con quello che si manifesta.

Man mano che procediamo il processo di pensiero diventa  meno denso, rallenta e può  crearsi un certo  spazio, fino al comparire di alcuni  intervalli vuoti in cui la solita mente scimmia è assente.

E’ invece presente una qualità diversa che impariamo a riconoscere come vera, autentica – la consapevolezza. Lì siamo in contatto con il dentro e il fuori senza tensione, siamo rilassati e presenti allo stesso tempo e possiamo fare esperienza dello spazio di medit-azione:  siamo al centro, svegli e presenti.

E anche se ci riusciamo per qualche minuto soltanto, per qualche secondo a volte, lì possiamo avere un’esperienza diretta del nostro essere originario, quello che sotto a tutti i condizionamenti  rimane comunque sempre lì, indisturbato, come il cielo sotto alle nuvole.

Meditazione  e  Mindfulness: osservare ogni cosa

I Maestri spirituali hanno spesso definito la meditazione come il viaggio verso il centro del proprio essere. In questo viaggio la nostra consapevolezza può espandersi: piano piano, troviamo maggior distanza dal corpo fisico, dai pensieri, dalle emozioni; si produce una disidentificazione.

Possiamo scoprire che non siamo veramente la nostra personalità ma pura coscienza capace di osservare ogni cosa. Se possiamo percepire anche per qualche secondo quel centro profondo, da lì possiamo trarre quelle qualità di serenità e fiducia che possono guidarci a trascendere ogni paura.

Per  tenere l’attenzione sulla propria interiorità, si ancòra a una percezione sensoriale: si può visualizzare un’immagine, osservare il respiro, o osservare le sensazioni, i suoni, o i movimenti corporei spontanei. Quando ci si accorge di essersi persi nei pensieri, non appena è possibile, senza lotta,  si riporta di nuovo l’attenzione verso l’ancòra prescelta.

Meditazione: due forme principali di pratica

Gli insegnanti di meditazione tradizionali e contemporanei sono soliti distinguere due principali tipi di meditazione: di concentrazione (detta anche meditazione di visione profonda) e di consapevolezza.  

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La meditazione di concentrazione è  conosciuta da almeno 5000 anni ed è presente in tutte le tradizioni spirituali, compreso il Cristianesimo delle origini. Il suo scopo è fermare la mente su un oggetto di contemplazione, esteriore o interiore, come, ad esempio: contemplare un’immagine sacra, ripetere un mantra, visualizzare particolari immagini o processi interiori.

La meditazione di consapevolezza è un’evoluzione di quella concentrativa, ed è più recente. La sua origine è fatta risalire agli insegnamenti di Buddha, che visse intorno al V secolo a.C. In questa pratica, si ancòra l’attenzione nell’osservazione dei processi di mente e corpo nel loro continuo mutare.

Fatta in modo intensivo e continuo, questa forma di meditazione porta a stati caratterizzati da una maggiore comprensione della natura della mente, detti  insight di Visione Profonda. È da tale pratica che deriva la meditazione Vipassana.

Osho dice  in proposito: “Si sono illuminate più persone con la Vipassana che con qualsiasi altro metodo. Le sessioni di Vipassana prevedono di solito quaranta minuti di meditazione seduta in cui si osserva il respiro, seguiti da una camminata lenta e consapevole di 15 minuti, dove l’attenzione è sulle percezioni corporee.

La nascita della Mindfulness

A partire dagli anni ’70 del secolo scorso, Jon Kabat-Zinn, biologo molecolare all’Università del Massachussetts, ha avuto l’idea di  far praticare Vipassana in ambito clinico. Grazie a una pratica regolare si sono ben presto notati innumerevoli miglioramenti, sia nei parametri corporei, che sul livello di umore, equilibrio emozionale e serenità interiore.

Si è chiamato Mindfulness (tradotto con consapevolezza o presenza mentale) questo approccio volto più a promuovere il benessere in un’ampia gamma di problemi legati allo stress, come ansia, depressione, dolore cronico e a incrementare le difese immunitarie. Inoltre, grazie al suo effetto di ridurre lo stress e migliorare il tono dell’umore, sembra essere in grado di aumentare il potenziale curativo di varie terapie.

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La Mindfulness  nasce come approccio laico rivolto a migliorare la risposta fisiologica, ma visto che corpo, mente e spirito sono indivisibili, il beneficio non può non tradursi anche in un miglior collegamento con il nostro vero Sè.

Questa pratica aiuta a portare particolare consapevolezza a quello che facciamo, a come ci muoviamo, e di conseguenza a vedere le cose con maggiore chiarezza e profondità. E’  un allenamento a controllare la qualità della mente, e dunque della vita.

Meditazione  e  Mindfulness  nella vita quotidiana

Anche il consiglio di base dello Zen è di fare una cosa per volta e con la maggiore presenza possibile, a prescindere dall’attività. Si tratti di lavare i piatti, pulire la casa, fare la spesa, ecc. invece di pensare ad altro fallo come una meditazione e stai con quanto stai facendo: le sensazioni nel corpo, il respiro, i suoni ecc.; non appena arriva un pensiero osservalo.

Senza giudicare o condannare, sii consapevole del pensiero e anche del fatto che lo stai guardando. Non appena puoi, ritorna al momento presente e stai unicamente con quello che stai facendo: pulendo la casa, guidando l’auto, scrivendo, camminando ecc., non appena puoi torna nel corpo presente a quanto stai facendo nel momento.

Nota se puoi stare unicamente con quanto stai facendo senza commenti interiori di sorta. Ogni volta che sorge un pensiero di commento o di giudizio, riconosci che questo è attaccamento: è la mente abituale che proietta la sua mappa sul mondo e in questo modo riafferma la sua identità, creando interpretazioni, giudizi, aspettative, emozioni, stati interiori,  ecc.

Allora dici a te stesso: “Questo è attaccamento”, e non appena puoi ritorna al momento presente e con quello che stai facendo, senza commenti di sorta o giudizi.

Nota se in questo modo i pensieri perdono potere su di te e si crea più spazio per essere presente al momento presente. Quando scegli questa modalità di presenza consapevole, allora qualsiasi cosa tu stia facendo diventa meditazione.

FONTI

Annalisa Faliva, Autoipnosi per vincere il dolore, ed. LSWR

Annalisa Faliva, Il risveglio dal sogno, ed. Tecniche Nuove

https://psiche.cmsantagostino.it/2016/12/20/meditazione-mindfulness/