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Secondo la tradizione yoga siamo usciti da poco da un lungo periodo di oscurità, il Kali Yuga,  durato 25.000 anni, e ora siamo entrati in una nuova fase luminosa, una nuova era.

Diverse tradizioni affermano che al momento (anche se spesso non sembra) sta nascendo l’uomo nuovo. Questo uomo nuovo ha le caratteristiche auspicabili in un essere umano, che al momento ssembrano essersi fatte piuttosto rare: funziona dal cuore e non dalla testa, non si può comprare, non ragiona secondo il profitto ma da uno spazio di comprensione e fratellanza, conosce il significato di integrità, amore e verità.

Sicuramente possono esserci più chances per l’uomo nuovo di affermarsi in tempi brevi se ognuno di noi diventa l’uomo nuovo, no? Basta diventare la migliore versione di noi stessi, e ci siamo. Come procedere in pratica?

Sappiamo che nell’inconscio abbiamo gettato e continuiamo a gettare un bel po’ di  cose dolorose, negate e irrisolte: tutto ciò va ad alimentare quel sacco nero che Jung definisce l’Ombra. L’Ombra è fatta di tutto ciò che non è stato accettato e reputiamo inaccettabile riguardo a noi stessi, di dolore, emozioni negative e traumi non integrati, e di tutto ciò che in noi reputiamo indegno e vogliamo nascondere. Questo ha a che fare ovviamente col fatto che ci percepiamo come esseri separati, e che siamo identificati con l’identità-vestito che stiamo indossando al momento. In questo spazio siamo alle prese col giudizio, e perciò col conseguente bisogno di perdonare e perdonarci molte mancanze.

Il tema del perdono è certamente molto significativo per ognuno di noi. E’ difficile che possiamo sentirci immuni dal bisogno di perdonare noi stessi, di essere perdonati e di perdonare a nostra volta. Dice Alejandro  Jodorowsky:

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Una volta che siamo in pace con noi stessi, che smettiamo di criticarci e prendiamo coscienza di tutti i nostri errori, decisi a non ripeterli, una volta che abbiamo stabilito che se avremo un problema lo risolveremo in piena coscienza, allora siamo perdonati. Non possiamo vivere tutta la vita nella colpevolezza, anche se abbiamo commesso le peggiori azioni: dobbiamo assolverci. In tal modo ne diventiamo consapevoli; infatti, se ci sentiamo colpevoli di qualcosa è solo perché abbiamo acquisito coscienza: una perso­na che non lo ha fatto, non vorrà mai assolversi.

Una volta che ci siamo accordati l’assoluzione, possiamo assol­vere l’altro e dirgli francamente: “Ti perdono”, anche se in realtà non siamo noi a perdonare. Dandoci un’assoluzione personale, il nostro Dio interiore ci concede la gioia di prendere coscienza: con questa riceviamo la colpevolezza dell’altro e lo perdoniamo, per­ché, se siamo stati capaci di perdonare noi stessi, allora possiamo davvero perdonare anche gli altri. Questo è tutto: non occorre altro per assolvere gli altri. (…)

Quando siamo capaci di assolvere, perdonare e benedire, rag­giungiamo la pace interiore. Per questo non occorre essere curatori o stregoni, né possedere grandi poteri o cose del genere. Tuttavia, non possiamo perdonare a caso. È necessario conoscere il massimo di dettagli sulla colpa prima di perdonarla; è indispen­sabile che la persona confessi completamente. Subito, le facciamo comprendere che non ha commesso la colpa da sola ma insieme a qualcuno, cioè in seno a una famiglia e all’umanità. Arriviamo, dunque, alla conclusione che siamo altrettanto colpevoli della per­sona che ci racconta la sua colpa.   [il grassetto è mio – NdR]

Sì, è sempre opportuno ricordare che a livello profondo, nell’inconscio collettivo, siamo tutti UNO. Siamo UNO, quindi sia la vittima che il carnefice, e, seguendo le parole illuminate di Jodorowsky, altrettanto colpevoli del colpevole. Secondo la visione spirituale è necessario però intendere la parola  “colpevole” come “responsabile”. Infatti ognuno sta semplicemente esprimendo quei comportamenti che sono la conseguenza del suo livello di coscienza di quel momento, quindi non c’è colpa nel senso comune che si attribuisce a questo termine, ma semmai responsabilità nell’agire inconsapevolmente. E si sa, “il sonno della coscienza genera mostri” come ci ricorda  Antonio Gramsci (riprendendo la frase dall’opera El sueño di Goya).

Questo chiarimento è importante, perché il senso di colpa non aiuta i processi di consapevolezza, ma possiamo affermare con certezza che invece  li  blocca.   

Ritorniamo a siamo tutti Uno, e quindi  la stessa cosa. Vittima e carnefice un insieme indivisibile, così come pieno e vuoto, luce e ombra, vita e morte … nient’altro che la danza della polarità, dove le energie che sembrano antagoniste sono in realtà complementari. Da questo punto di vista cosa  possiamo dedurre quindi a proposito del perdono?

Forse che anche solo pensare di dover perdonare qualcuno rivela che non c’è una vera comprensione, perché si presuppone una diversità, una separazione tra me e l’altro che in realtà è solo illusoria, proprio come quell’ego che distingue tra ragione e torto. Abbiamo comunque bisogno di partire sempre da noi stessi e arrivare a  ripulirci dal rancore, e da tutti i sentimenti negativi che tratteniamo in noi.  

Qual è la giusta attitudine per  perdonare se stessi?

 La giusta attitudine per Perdonare se stessi – Pratica

Chi non è acutamente consapevole che nella sua vita ci sono errori, episodi di cui non va fiero e che preferirebbe cancellare? La maggioranza degli individui sente di aver fatto errori di cui si vergogna … abbiamo innanzi tutto bisogno di perdonare noi stessi. Ma qualunque siano gli errori che riconosciamo e che ci angosciano, è necessario trovare un punto di vista che ci permetta di recuperare la stima in noi stessi e andare avanti. L’unico modo per farlo è  poter perdonare noi stessi. Forse possiamo partire dalla nostra risoluzione  a  non ripetere più quel comportamento negativo, e dalla coscienza che attraverso quelle esperienze abbiamo imparato qualcosa di importante che ci ha reso  più umani e più consapevoli.

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Dalì: “Metafisica”

Soltanto aprendo il cuore per accogliere la persona inconsapevole e limitata che eravamo, potremo ritrovare l’accettazione che ci permette di avanzare sul nostro cammino. Se osserviamo senza giudizio possiamo riconoscere che per quanto dolorosi, è anche grazie a quegli sbagli che ora la nostra consapevolezza è più presente, il nostro cuore  più aperto. Controlla come ti senti, se il senso di  rabbia, frustrazione e/o sofferenza interiore è molto forte è necessario prima  liberare questo livello e fare spazio.

In questo caso puoi usare EFT  e EFT Integrata e fare dei round di stimolazione dei punti dando voce a tutte le tue considerazioni, pensieri ed emozioni, poi passare a TAI e proseguire fino a che non ti senti più leggero.

Ora guida la tua mente a considerare che secondo diverse fonti spirituali  le emozioni si dividono in due categorie: la paura e l’amore.  La paura, che costituisce la base di tutte le emozioni negative, corrisponde a porre nel proprio futuro  un dolore al quale non si può riconoscere alcun senso positivo. Se non ci fosse  la paura non potrebbero quindi esistere  rabbia, collera, gelosia, depressione, angoscia, desiderio di vendetta, e tutta la gamma delle emozioni disturbanti.  Possiamo invece considerare l’amore come l’opposto della paura.

Qual è la base di una buona comunicazione con l’inconscio?

La maggior parte di noi pensa che si debba rifiutare di vivere la paura e le emozioni che disturbano, e dare spazio soltanto all’amore e alle esperienze  positive. Ma la legge di polarità  non ci permette di avere l’uno senza l’altra.  Chi si pone su un sentiero di crescita spirituale è alle prese con la prova di accettare, aprendo il cuore e la mente, il confronto con qualunque esperienza l’esistenza gli proponga, incluse quelle dolorose. E’ soltanto l’accettazione infatti che ci libera dal permanere nel problema e che ci apre la possibilità di trasformare e trascendere.

Possiamo allora giungere alla comprensione che proprio  ciò che maggiormente ci ferisce, ci guida verso ciò che ha bisogno di essere integrato, è la via da percorrere per la crescita a noi necessaria. Allora tutte le nostre sofferenze acquistano un significato, perché ci rendono possibile la resa a  quella dimensione trascendente a cui apparteniamo, insieme a tutto il resto, a ciò che è  più grande di noi.

Anche se abbiamo molto sofferto è importante arrivare a scegliere di aprirsi all’amore e alla fiducia, e di rischiare ancora. L’alternativa è infatti restare prigionieri dell’ego e di tutti gli attaccamenti che il falso sé ci impone.

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La base di ogni trasformazione è l’accettazione di quello che è, com’è possibile infatti che l’inconscio, che è come un grande bambino e possiamo anche chiamarlo il Bambino Interiore,  accetti di cambiare qualcosa se non si sente amato e accettato? Ricordiamo che l’inconscio fa sempre la miglior scelta possibile per quel momento, dovendo necessariamente tenere conto di tutte le parti che contiene (numerose in conflitto tra loro).

Anche  durezza e  severità, come attitudine verso noi stessi, sono il risultato di memorie, di condizionamenti. La base di una buona comunicazione con l’inconscio è l’amore, è un’attenzione piena di comprensione, gentilezza e rispetto. Solo così potremo compensare il condizionamento negativo in cui la maggioranza di noi è cresciuta, una vera e propria ipnosi che ci trasmette una percezione carente e limitata di noi stessi, con una sorta di ricondizionamento (autoipnosi positiva) che sostenga la nostra luce, la verità di chi siamo veramente, al centro del nostro essere in ogni momento.

Dare apprezzamento e rassicurazione al nostro Bambino Interiore, comunicargli quanto lo amiamo e quanto abbiamo fiducia in lui nonostante tutto, usare il mantra di Ho’oponopono  Mi dispiace, Perdonami, Grazie, Ti amo  (anche solo alcune di queste parole, e non necessariamente in quest’ordine),  –  è un modo di mantenere  la pulizia delle memorie sempre aperta.

Continuare a ripulire il nostro inconscio per  portare pace alla nostra mente è ciò che ognuno di noi è chiamato a fare, che ne sia consapevole o no. L’Ombra, ciò che non è ancora integrato e armonizzato nel nostro inconscio, è infatti l’unica ragione  per la quale  l’uomo nuovo  non è ancora la realtà di base, in ognuno di noi e nel mondo.

FONTI

Alejandro  Jodorowsky, I Vangeli per guarire, ed Mondadori